Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Le vie della psicoterapia (Enrico Cheli)

26 ottobre 2007

Oggi si parla assai spesso di psicologia, ma si ignora che non vi è una sola psicologia, bensì molte, anche assai diverse tra loro. Nel suo significato originale, il termine “psicologia” deriva dal greco psiche (anima) e dovrebbe voler dire quindi “scienza dell’anima”, o per lo meno dell’interiorità; dico dovrebbe perché di fatto la psicologia accademica occidentale ha abbandonato, a partire dagli inizi del XX secolo, questo elevato compito, per rivolgere la sua attenzione all’agire esteriore dell’uomo, divenendo in tutto e per tutto una scienza del comportamento. Vari sono i motivi di questo cambiamento di rotta, ma principalmente il desiderio di imitare il metodo delle scienze fisiche, il che richiedeva un oggetto di studio visibile e misurabile oggettivamente - il comportamento esteriore, appunto. L’anima, l’interiorità, la coscienza non si possono osservare direttamente, non si prestano ad una indagine oggettiva, ed allora sono state semplicemente eliminate. Salvo alcune marginali eccezioni, la psicologia accademica, scientifica, è arrivata fino ad oggi seguendo le suddette linee di ricerca e di metodo, ed ha quindi poco o nulla da dirci di interessante circa i temi affrontati in questo libro. Fortunatamente, mentre nei laboratori delle università l’anima e l’interiorità venivano messe da parte, si sviluppava ad opera di alcuni studiosi e terapeuti privati una psicologia parallela che si manteneva in buona misura fedele al suo nome. Basata all’inizio principalmente sul metodo psicanalitico messo a punto da Sigmund Freud, la psicologia del profondo è poi cresciuta grazie al lavoro di altri terapeuti, ramificandosi in varie direzioni, alcune sostanzialmente fedeli ai presupposti freudiani, altre invece alquanto innovative, pur mantenendo comunque identità di vedute circa alcuni concetti base. Caratteristica comune a tali psicologie, l’essersi focalizzate sulla sofferenza psichica, sulla sfera della patologia, con intenti di conoscenza applicata, di volontà di comprendere per curare. Freud era medico e così molti suoi successori, e pure in seguito, quando anche non medici si sono inoltrati in questo campo, rimaneva comunque l’intento terapeutico. Ecco perché oggi, più che col termine “psicologie”, ci si riferisce a tali contributi con quello di “psicoterapie”.

Naturalmente, l’aver indagato essenzialmente la sfera delle patologie ha posto alcuni limiti a questi pur interessantissimi contributi, che poco o niente sanno dirci riguardo agli stati superiori di coscienza, alla realizzazione interiore, alle problematiche esistenziali, metafisiche e spirituali. Vi sono tuttavia alcune parziali eccezioni nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung, nella psicosintesi di Roberto Assagioli e nella psicologia umanistica di Abraham Maslow, Rollo May e altri. Tuttavia, è solo in tempi recenti, grazie alla psicologia transpersonale, che le suddette problematiche sono divenute oggetto centrale di studio. Pur traendo ispirazione dal lavoro di vari autori occidentali (quali i già citati Jung, Assagioli, Maslow) questa nuova psicologia si caratterizza principalmente per il suo rivolgersi ad oriente - alle scienze ed ai metodi sulla coscienza che da millenni permeano gran parte della cultura e del misticismo orientali - e più in generale a tutte quelle culture che, con vari approcci, si sono dedicate alla esplorazione degli stati di coscienza. Applicando un efficace metodo comparativo, la psicologia transpersonale ha potuto far dialogare approcci apparentemente assai diversi quali il buddhismo, l’induismo, i vari metodi yoga, lo sciamanesimo, l’esoterismo, il misticismo cristiano e non, fino agli esperimenti sulle sostanze psicotrope e psichedeliche. Sono così emersi interessanti punti di collegamento tra i vari approcci evidenziando che, al di là di differenze culturali tra l’uno e l’altro, esiste un substrato comune, un nucleo di conoscenze universali da cui poter ricavare una sorta di “mappa della coscienza” valida sia per gli stati patologici che per quelli normali o supernormali.

Fatta questa doverosa premessa, cerchiamo di capire in che misura e modi le psicoterapie possono aiutarci a conseguire gli obiettivi illustrati in precedenza, cioè: a conoscere noi stessi, a ripulirci da condizionamenti e blocchi, ad armonizzare le varie dimensioni del nostro essere e a sviluppare il nostro potenziale, realizzandoci sempre di più come individui.

Diciamo subito che la via delle psicoterapie è assai utile per alcuni dei suddetti obiettivi e meno o per niente utile per altri: pertanto non va vista come l’unica via ma come una via, percorrendo la quale possiamo trovare alcune delle tessere del mosaico, mentre per le altre tessere occorreranno vie diverse, quali ad es: la meditazione, la respirazione, le tecniche di movimento consapevole o altro ancora, come meglio vedremo nei paragrafi seguenti. Inoltre, come abbiamo accennato, le psicoterapie non sono tutte uguali e, a seconda delle problematiche e anche delle caratteristiche dell’individuo, un determinato approccio può risultare più appropriato di un altro. Non sarà possibile, in questa sede, dare indicazioni esaurienti su ciascun approccio che richiederebbe, anche solo per una sintesi, pagine e pagine; ci limiteremo quindi ad evidenziare le caratteristiche salienti dei principali approcci, raggruppandoli in funzione del loro orientamento metodologico, visto nell’ottica del modello multidimensionale dell’essere umano più volte delineato. Otterremo così 4 raggruppamenti corrispondenti alle 4 dimensioni corpo - cuore - mente - spirito. Tale scelta ha una ben precisa motivazione, consistente nel fatto che, a seconda della porta d’accesso all’interiorità, cioè al fatto che un approccio si rivolga alla mente piuttosto che al corpo o allo spirito, cambiano le problematiche indagate e i risultati ottenibili, come meglio vedremo nei vari casi.

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