Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Psicologia somatica e buddismo (Luciano Marchino)

26 maggio 2006

Conversazione del 3 febbraio 1994

Per introdurre l’argomento di questa conversazione ricorderò che il capostipite della psicologia somatica è stato lo psicoanalista ucraino Wilhelm Reich .Dalle sue osservazioni cliniche ebbero origine posizioni teoriche innovative che hanno contribuito in modo determinante a forgiare le nuove metodologie terapeutiche di integrazione psicosomatica.  L’idea di dare un’etichetta unificante alle numerose scuole che ne sono nate mi ha portato a coniare il termine di psicologia somatica. La corrente principale del pensiero reichiano, oggi rappresentata a livello mondiale, si è organizzata con successo crescente intorno alla figura del medico newyorchese Alexander Lowen, il cui approccio è noto col nome di analisi bioenergetica.

Sia Reich che Lowen sono partiti dall’osservazione clinica e dal desiderio di essere quanto più possibile aderenti alla realtà scientifica, ed entrambi si sono trovati loro malgrado a misurarsi con tematiche che andavano al di là di quello che viene abitualmente ritenuto scientifico nella nostra cultura.  L’ipotesi principale su cui si basa il pensiero di Reich e di Lowen è quella di identità e allo stesso tempo di antitesi tra ciò che abitualmente chiamiamo corpo e ciò che definiamo psiche.

Le quattro nobili verità

Buddhismo theravada Psicologia Somatica
la vita è sofferenza la nervosi è sofferenza
la sofferenza procede dal desiderio la sofferenza procede dalla perversione  dei bisogni naturali
la sofferenza può avere termine la sofferenza può avere termine
seguendo l’ottuplice sentiero che è composto da retta\o visione, atteggiamento, parola, azione, occupazione, sforzo, consapevolezza, contemplazione attraverso il processo di rivoluzione personale (psicoterapico) che tende a decondizionare gli stessielementi dell’ottuplice sentiero, sostenendone poi la riorganizzazione spontanea

Reich non si improvvisò psicoanalista: a 24 anni divenne allievo di Sigmund Freud, a Vienna.  A 27 anni era già direttore del seminario di tecnica psicoanalitica nella clinica di Vienna diretta dal suo maestro e ricevette da Freud l’incarico di perfezionare la tecnica psicoanalitica. A quei tempi infatti, nello sviluppo del processo psicoanalitico, si raggiungevano spesso delle tappe particolari in cui l’analisi diventava estremamente difficoltosa.  La psicoanalisi si basava essenzialmente su due caposaldi: uno era il metodo delle libere associazioni di parole e l’altro era quello dell’analisi e dell’interpretazione dei sogni che di nuovo, nel momento della condivisione, passano attraverso la parola. Il problema insuperabile oggi come allora con i metodi classici della psicoanalisi, era quello del silenzio del paziente.  Ci sono occasioni in cui il paziente, com’è suo diritto, tace. La seduta, secondo il metodo analitico degli anni venti, continuava così nel silenzio sino allo scadere dell’ora.  Se si fosse trattato di un evento isolato, non ci sarebbe stato alcun problema; ma la situazione tendeva spesso a cronicizzarsi nel tempo, fino a quando l’analista non era costretto a dichiarare al suo paziente che le resistenze erano eccessive e che l’analisi non poteva proseguire.  Questo in omaggio a un principio che da alcuni venne assunto come dogma: quella del non intervento dell’analista.  L’analista, nella scuola psicoanalitica classica, è una persona che siede dietro le spalle del paziente e interviene molto di rado nella comunicazione diretta.  Quando gli analisti praticavano in maniera rigida la tecnica del non intervento, le analisi si arenavano molto spesso.  Reich era una persona estremamente impulsiva e in quegli anni era molto giovane; non poteva dunque arrendersi a una tecnica fortemente passivizzante.  Decise quindi di infrangere un secondo dogma della psicoanalisi: invece di sedersi alle spalle del paziente e di non considerare il suo corpo come elemento dell’analisi, cominciò ad avere le prime sedute faccia a faccia, sedendosi di fronte al paziente.  Questo gli permise di mettere in evidenza una serie di fenomeni che i suoi colleghi non potevano notare dalla posizione classica.  Ad esempio, quando i pazienti si trovavano in difficoltà ad affrontare argomenti dotati di una valenza ansiogena elevata, tendevano a diminuire l’ampiezza respiratoria per meglio controllarsi.  Su osservazioni di questo tipo, Reich cominciò a intuire l’esistenza di precisi collegamenti tra psiche e corpo.

L’origine della sofferenza

L’ignoranza genera:
formazioni karniche (sankhara) tensioni psicosomatiche (blocchi)
sono la cristallizzazione di azioni compiute con il pensiero, la parola e il corpo e sono caratterizzate da un legame tra causa ed effetto, sono la cristallizzazione psiconeuro- muscolare del compromesso tra l’azione e i condizionamenti ambientali,
che organizzandosi in patterns danno luogo a:
Karma
la radice significa azione, da cui il significato di azione e risultato appropriato dell’azione.
La legge del Karma afferma che la vita futura e il destino sono effetto delle azioni passate, compiute in questa vita o in una anteriore.
Armatura caratteriale
il carattere è la conseguenza delle interazioni passate tra l’organismo e l’ambiente che lo circonda, la sua cristallizzazione crea la matrice per ogni interazione futura. Esso dipende inoltre da fattori ereditari e dalle “vite precedenti” della fase  intrauterina e infantile.

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