Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
Collegati

Educazione olistica

3 aprile 2006

Parlare oggi di Pedagogia sembrerebbe un discorso fuori moda, per molti aspetti desueto. Nelle nostre università è cambiato persino il nome: adesso si chiama scienza dell’educazione: come dire, per stare al sicuro, è sempre meglio utilizzare la parola “scienza“.
Nel momento in cui la scienza accetta un limite al suo campo d’indagine diventa innocua e, all’interno del suo angusto recinto, può sperimentare di tutto. Un tutto già selezionato e devitalizzato dalla parte fondamentale: l’essenza spirituale. Essenza che anima la materia e scorre dentro come un soffio inafferrabile e ci fa sentire vivi, ci muove e fa muovere il mondo.

Fintantoché ci dedichiamo ad un’indagine del mondo fisico, o meglio dire di un certo tipo di fisica, quest’amputazione di conoscenza riesce ancora a prestare risposte facendo presa con l’oggetto di studio. I presupposti della matematica e della geo-metria riescono ancora a fornire adeguate soluzioni e sicurezza.
Nel campo della scienza medica questo tipo di riduzione epistemologica comincia a dare corpo ad una serie di problemi che nei giorni nostri si stanno esprimendosi attraverso svariate forme d’associazionismo underground. Associazionismo che mira alla presa di coscienza della persona, attraverso una sempre più consapevole responsabilità individuale.

La fisica quantica, infatti, ampliando il campo d’indagine subatomica, ha messo in crisi i fondamenti scientifici non solo della Medicina ma della fisica stessa e di tutte le scienze ad essa connesse. Il famoso DNA che stava diventato per i Darvinisti una forma di nume, comincia a vacillare. Il fatto che possa essere modificato ha aperto un baratro senza fondo: il limite della materia è stato valicato. Alcuni ricercatori dell’avanguardia cominciano seriamente a contemplare l’origine della malattia nella perdita d’equilibrio tra la luce e respiro.

Appare evidente che in questo momento di transizione, le scoperte della fisica quantica in medicina vengono ancora volutamente ignorate, probabilmente non sono ancora collaudate per competere con le garanzie offerte dai sistemi ortodossi. Si continua perciò con vaccini, psicofarmaci e chemioterapie.
Un campo di ricerca in cui il riduzionismo scientista è diventato veramente paradossale, è quello dello studio dell’anima, o per dirlo con una parola: della Psicologia.

Questa disciplina, per rientrare nel recinto di un’ermeneutica scientifica, ha trasformato il soggetto nell’oggetto della propria ricerca di studio. Trasformare un soggetto, con la propria irriducibile unicità, in un oggetto circoscritto d’indagine, è veramente un’azione forviante e corrompente. Negando la componente spirituale del soggetto stesso, rimane da chiedersi: cos’è che la scienza psicologica intende per Anima?

La Pedagogia, al contrario, è stata tagliata fuori da quest’ambiguo scenario recinzionista. Occupandosi d’educazione, ha dato e continua a dare fastidio ai Signori dei Massimi Sistemi Religiosi, interferendo con i loro subdoli attentissimi.
Ora, delle due l’una: o la Pedagogia si sottomette al limite dettato da questi abili strateghi della demagogia, come del resto hanno fatto tutte le discipline scientifiche, o esce dalla scena in quanto non scientifica.
Non rimaneva altra scelta: per mantenere la sua dignità epistemologica, la Pedagogia è stata costretta a tirarsi indietro. Uscire dallo scenario culturale, ha permesso alla Pedagogia di continuare a vivere in maniera non corrotta e di occuparsi d’educazione intesa come competenza ad educere, capacità quindi di superare i confini e interrogarsi sul senso stesso del termine e delle cause che lo producono.

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