Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Il mio percorso (Luigi Zuffada)

3 giugno 2009

Prof. Luigi Zuffada: insegnante, giornalista

 

Nel mio percorso culturale e personale l’approccio alla Psicologia non è mai mancato, anzi è stato una costante fin dagli anni post-universitari, durante i quali  frequentai un corso di Psicanalisi sotto la guida di Cesare Musatti, ossia di colui che aveva diffuso per primo  in modo autorevole  le dottrine di Freud in Italia.

   Più tardi, agli inizi degli anni ’90, m’imbattei quasi per caso nella Bioenergetica di Lowen e fu “amore a prima vista”: i suoi libri e l’approccio alla sue pratiche divennero una guida di immenso valore per me e per l’avvio alla soluzione di problemi che, scoprii proprio allora, avevano a che fare con le mie contrazioni muscolari derivanti da traumi infantili. Il ruolo del corpo in psicoterapia, il rapporto fra respiro e sensazioni, l’acuta analisi loweniana delle  varie tipologie caratteriali , i blocchi fisici e psicologici che ci impediscono di vivere pienamente la vita, furono scoperte che spalancarono a me, e a un gruppetto di amici fidati, nuove prospettive verso il raggiungimento di un’esistenza più piena e più degna d’essere vissuta.  Fu poi nei primi anni ’90 che, in qualità del mio ruolo di collaboratore del “Corriere Salute”, inserto del  “Corriere della Sera”, decisi di incontrare e intervistare per quella testata Luciano Marchino, scrivendo di conseguenza alcuni articoli che sdoganarono, letteralmente, la   Bioenergetica sul più importante quotidiano d’Italia, la cui redazione  nicchiava non poco dinanzi a proposte alternative alla Psicanalisi o alla Psicologia ufficiali.

   Di recente, anche a causa di una di quelle gravi crisi esistenziali che sono per il ricercatore il lievito di vita, ho avvertito ancor più l’esigenza vitale che, sia pure a tratti alterni,  mi aveva accompagnato per tutta la vita: un forte impulso alla spiritualità e alla scoperta del nostro  vero “io”, di quella che Almaas definisce “essenza” contrapposta alla falsa personalità. E quindi le opere di questo autore, insieme a quelle di Osho, hanno allargato i  miei orizzonti. Si era aggiunta nel frattempo la conoscenza del prof. Cesare Boni e dei suoi imperdibili corsi sulla Morte e su altri temi di altissima spiritualità, nonché un’intensa esperienza di terapia craniosacrale condotta da  un giovane dotato lui pure di squisita spiritualità. Tutto ciò  ha risvegliato in me l’amore per la cultura orientale, così avanzata, rispetto alla nostra, nel campo della ricerca della vera natura dell’uomo  e del suo destino sulla terra e dopo la morte, come è mirabilmente evidenziato, per esempio, nel “Libro Tibetano del vivere e del morire” di Soygal Rinpoche. 

   A questo punto, avevo necessità di incontrare un “maestro”, ma avvertivo che un semplice terapista di qualunque scuola non mi “bastava” più: urgeva in me, ormai, la necessità di sperimentare il dialogo con qualcuno che unisse al suo bagaglio culturale e professionale anche un’esperienza personale di spiritualità e meditazione, legata  al mondo orientale, pur non prescindendo, anzi traendo linfa,  da quella “saggezza del corpo” che avevo sperimentato in Bioenergetica. Quella che poteva  parere, a prima vista, una richiesta impossibile era invece a portata di mano e  la risposta me la fornì Luciano Marchino indicandomi il suo amico e collega Roberto Maria Sassone.

   Già nel primo colloquio con Roberto, oltre ad apprezzare la sua finezza umana e la sua robustezza  professionale, scopro che da Lowen sono “tornato” a Reich e che da Reich sto, insieme a lui, compiendo un percorso che mi permetterà di avvicinare lo Yoga Integrale, partorito da quelle grandi anime  del ‘900  che furono Sri Aurobindo,  Mère e Satprem. Era proprio ciò che cercavo: l’unione fra le scoperte epocali  dell’occidente e la spiritualità dell’oriente. Imparo ad  approfondire ed ammirare la vita terrena e le opere di Aurobindo e Mère e  trovo risonanza nella mia anima con i consigli di quest’ultima: “Come possiamo conoscere questo nostro vero essere? Bisogna chiedere di averlo, aspirare ad averlo, volerlo più di ogni altra  cosa […] Quando parlo dello psichico non alludo alla parte emotiva del vostro essere.    Le  emozioni appartengono al massimo al  vitale superiore, non al puro psichico. Lo psichico è una fiamma che brucia dentro ognuno di voi, immobile, senza vacillare. Sale dritta  verso il Divino e porta  con sé un tale senso di forza da annientare ogni ostacolo. Quando vi sarete identificati con questa forza, avrete la percezione della verità divina”.

   E poi, un giorno durante le mie ricerche, una scoperta per me  ancor più grande. Ho aderito anni fa alla Fede baha’i, nata nel XIX secolo in Persia (di nuovo l’Oriente!) come ultima (ma non finale!) Rivelazione divina all’umanità, con lo scopo precipuo che essa riconosca l’unità spirituale dei suoi componenti sparsi sulla terra, con tutte le conseguenze che ne deriveranno, come è preconizzato in questo illuminante brano che auspica , anzi profetizza, la nascita di una “comunità mondiale nella quale il vociare del fanatismo e delle lotte religiose tacerà per sempre; in  cui la fiamma dell’animosità razziale sarà finalmente estinta; in cui la follia di un nazionalismo capriccioso e militaresco si tramuterà nel sentimento durevole della cittadinanza mondiale”.

  Ma accennavo a una grande e commovente scoperta: nel 1913 Mère incontra e frequenta a Parigi un personaggio chiave della Fede baha’i, ‘Abdu’l-Baha,  figlio del Fondatore di questo nuovo anello dell’eterna religione di Dio. I due simpatizzano, intessono lunghe conversazioni su temi spirituali, si comprendono e, in un certo

senso, si integrano a vicenda.  Quando ‘Abdu’l-Baha lascia Parigi, Mère  ne tesse le lodi: “Lo scorso lunedì ‘Abdu’l-Baha si è congedato da noi e  fra pochi giorni lascerà Parigi. So che molti cuori sentiranno un gran vuoto e soffriranno, e tuttavia è solo con il corpo che egli ci lascia! Il suo pensiero rimarrà fedele in mezzo a noi e il suo immutabile amore ci avvilupperà e la sua influenza spirituale sarà sempre la medesima, assolutamente la medesima. Che egli fisicamente vicino  o lontano ha poca importanza, giacché le forze divine eludono completamente le leggi del mondo materiale: esse sono onnipresenti, sempre al lavoro per appagare ogni ricettività, ogni sincera aspirazione […] Così, la separazione non esiste, è solo un’illusoria apparenza. In Francia, in America, in Persia o in Cina, noi siamo sempre vicini a colui che amiamo e a cui volgiamo i nostri pensieri”.  Quelle parole erano profondamente sentite: infatti 38 anni più tardi ella, nell’Ashram di Pondicherry, parlava ancora di lui con lo stesso intenso rispetto: “ Ho conosciuto ‘Abdu’l- Baha molto bene. Era figlio del famoso Baha’u’llah che fu gettato in prigione per aver diffuso idee che erano più progressive e di larghe vedute di quelle dei Sufi, e fu perseguitato dai Musulmani ortodossi. Egli (‘Abdu’l-Baha) aveva una natura eccellente. Mi piaceva moltissimo” .  La stessa Mère, nel corso degli anni,   informò Aurobindo di questa sua frequentazione e degli ideali della Fede baha’i che Aurobindo stesso affermò di ammirare in modo particolare.

    Davvero nel mondo dello spirito non vi sono divisioni o separazioni e i grandi spiriti finiscono per incontrarsi e riconoscersi e parlare spesso il medesimo linguaggio. Leggo in  Mére: “Sottomissione è la decisione di rimettere al Divino la responsabilità della vita. Senza questa  decisione  niente è possibile. Il resto segue naturalmente, perchè tutto il  corso dello yoga  parte dalla sottomissione […] Quando avrete persuaso il tutto a darsi al Divino e avrete compiuto una  consacrazione unificata, assoluta, soltanto allora avrete messo fine alle vostre difficoltà”. Leggo negli Scritti baha’i:  “La libertà che vi giova non si trova altrove che nel completo asservimento a Dio, l’Eterno Vero. Chiunque ne abbia gustato la dolcezza rifiuterà di barattarla per tutti i regni della terra e del cielo”.

                                                

                                                                              Luigi Zuffada

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