Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Prima della Corenergetica (Patrizia Bignami)

3 giugno 2009

 Ho riletto, più tranquilla, quello che ho scritto e mi sono resa conto che ho rivelato ben poco di me.

È talmente forte la resistenza ad espormi che riesco ad aggirare gli ostacoli senza rendermene conto e malgrado le migliori intenzioni.

Vorrei approfittare di te per superare questa soglia ostica.

 

In realtà io scrivo molto, per me, ma poco riesco a dire agli altri; anche al corso raramente mi mostro e, quando lo faccio, parlo velocissima lottando con le parole che si accavallano e mi sento sempre come se quello che provo sia troppo “noioso” per rubare tempo agli altri.

Ora vorrei fare una prova, un tentativo, ma non posso fare a meno di chiederti scusa per il tempo che ti rubo (è più forte di me questo timore).

 

Quando ancora non conoscevo la Corenergetica, una mia amica mi ha proposto di partecipare ad un gruppo per un giorno dalla sua Councelor. Subito ho detto di si, poi, man mano che si avvicinava la data iniziavo a cercare scuse per non andare.

C’è da dire che fino a 5 anni fa io non ero molto abituata a stare tra più persone. Sono sempre stata solitaria, fin da piccola, quindi all’idea di ritrovarmi in un gruppo, per lo più di sconosciuti, mi mandava in panico.

Così ho fatto un patto con me stessa: sarei andata ma avrei solo osservato.

Così ho fatto, per quasi tutto il giorno ero apparentemente presente ma, in realtà, profondamente ritirata in me stessa.

 

Durante un esercizio dovevamo dire la prima cosa che ci veniva in mente riguardo al “matrimonio” e io ho detto “gabbia” (? Chi se lo immaginava, non ci ho mai creduto molto, nel matrimonio, ma sono stata sposata e quando ho voluto separarmi certo non pensavo fosse perché mi sentivo in gabbia!). Comunque mentre finisce il giro dei partecipanti io rimango un po’ concentrata e perplessa in questa definizione che è venuta fuori e quando la coucelor dice: “Bene, chi vuole lavorare sul cubo?”, sento me stessa alzare la mano e dire: “Io”. Sono impazzita!!!!

 

Mi alzo stordita, pentita, spaventata, imbarazzata e chi più ne ha più ne metta. Prendo la racchetta e picchio dicendo non ricordo più cosa, picchiando mi accorgo che l’energia si blocca all’altezza delle spalle e le mie braccia, peraltro muscolose, mi sembrano fatte di pappetta.

Lo dico a Nicoletta, la councelor, che mi fa sdraiare su un materasso messo per terra, mi dice di piegare le ginocchia e di iniziare a picchiare mani e piedi sul materasso come i bambini quando fanno i capricci, poi aggiunge di iniziare a scuotere la testa a destra e a sinistra e di cercare di urlare, inizio a fare tutto questo e improvvisamente sono fuori, mi sto osservando dall’alto, qualche metro più su e leggermente a sinistra, non sono spaventata, veramente non provo niente, osservo quella persona che si agita e sembra soffrire moltissimo e ricordo di aver pensato che tutto quel dolore che sembrava provare era strano e mi chiedevo da dove venisse.

Non so quanto è durato, magari anche solo il tempo di un respiro, poi ero di nuovo giù è stavo piangendo.

Ecco, in quel momento quando mi sono poi alzata per tornare a sedermi nel cerchio avevo chiaro che questo lavoro che usava il corpo per accedere ad esperienze dimenticate era la mia strada, il mio dono a me stessa.

 

Per i primi 2 anni ho pianto. Ogni volta che andavo in seduta dopo due minuti piangevo come una fontana, e continuavo a piangere come se avessi una riserva di lacrime infinita. Io non avevo mai mostrato il dolore, neanche al funerale di mio padre ho pianto. Da dove arrivavano tutte queste lacrime?.

Ho iniziato a preoccuparmi al punto da chiedere alla mia Councelor se fosse normale, se non ci fosse in me qualcosa che non andava. Mi ricordo che mi ha rassicurato, mi ha detto che non mi era stato mai permesso piangere e che adesso che me lo permettevo entravo in contatto con tutto il dolore spinto da parte, rimosso, negato per tutta la mia vita.

 

Non mi imbarazza più così tanto piangere e ora non avviene solo per il dolore, ma anche in situazioni di dolcezza, dopo aver attraversato rielaborazioni profonde, o dopo aver assistito, durante il corso, a un lavoro di qualche compagno e essermi resa conto di quanta fatica c’è nel guardarsi dentro, quanta paura in tutti, e questo mi porta ad un lasciar andare morbido e ad un pianto dolce.

 

Sono cambiata, mi conosco di più, mi accetto con molto meno giudizio, ma non mi fido ancora di me.

Diffido di me stessa e a tutt’oggi quando mi avvicino al sentire un po’ troppo, subito diminuisco la respirazione e inizio a scombinarla tipo che mentre inspiro mi accorgo che spingo la pancia in dentro e quando espiro la spingo in fuori, inizio freneticamente a pensare (quando sono ancora abbastanza presente per farlo) o divento incosciente a me stessa, come se cessassi di essere lì, come se non fossi più con me.

Eppure io non ricordo niente di così drammatico da giustificare una reazione del genere.

 

Man mano che il corso prosegue, in realtà io sono sempre più stabile, per lo meno per la maggior parte del tempo, anche se continuo a non avere che 3, 4 ricordi della mia infanzia, ma comunque accolgo quello che viene, la mia parte da Psicopatica invasiva, la mia parte da Masochista, la mia parte da Rigida, la mia parte da Orale e, di recente, anche quella parte dove non riesco ad andare neanche se mi pagano che è la mia parte Schizzoide.

 

Molto delle emozioni che vivo nelle sedute con Ruppero, ( Lorusso,  è direttore della scuola e non so se lo conosci ), le dimentico parzialmente, o meglio dimentico parte dell’intensità emozionale che in quei momenti contatto ma so che dentro continuo a ricordare e che ogni volta aggiungo un pezzo al puzzle della mia vita emotiva.

 

E ogni domenica di Laboratorio con te scopro parti nuove, dettagli importanti di quella particolare esperienza sulla quale sta lavorando in quel momento la mia parte più sana, la parte che mi ama, il mio Sé Superiore.

 

Conoscermi è un’avventura che mi intimorisce e mi attira contemporaneamente.

 

Tu hai un cuore generoso. Grazie per quello che sei.

 

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