Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Viaggio a Lourdes (Jose Maffina)

8 giugno 2009

Vorrei descrivere l’esperienza più forte che ho vissuto e che ha segnato il mio percorso spirituale. Nel giugno del 1982 all’età di 59 anni morì mio padre improvvisamente per ictus. Mia madre mi implorò di accompagnarla come pellegrina a Lourdes, viaggio che lei faceva ad agosto con mio padre ormai da anni. Entrambe volontari: lei dama, lui barelliere.

Con molta riluttanza ci sono andata, ero nel mezzo di una delle mie crisi spirituali che mi mettavano in una totale confusione mentale in una ricerca del divino che mai mi soddisfaceva. Mia madre che era, per sua scelta, una addetta alle piscine, mi disse che “assolutamente” avrei dovuto fare questa esperienza. Anche qui ci andai ma senza grande voglia e con molto scetticismo. Arrivai all’interno della piscina sempre più convinta che Lourdes non fosse un luogo spirituale. La gente era aggressiva, non rispettava la coda, ti dava gomitate. Non trovavo concentrazione nelle loro preghiere e quei rosari ripetuti li trovavo privi di cuore e partecipazione. Venne il mio turno, entrata, ai piedi della vasca mi accolsero tre donne, che mi spogliarono completamente e mi avvolsero in un lenzuolo corto.. Una voce alle mie spalle mi disse “Dì una preghiera e dedica questo bagno alla ragione che ti ha portato qui”. Io recitai il Padrenostro e pensando a mio padre gli dissi ” Babbo questo bagno è per te, che tu possa essere sereno dove ti trovi”. Camminai nella vasca e mi immersi completamente poi uscii e mi ritrovai nello spogliatoio a rivestirmi in mezzo alle altre pellegrine. Era stato un attimo, ma mentre mi rivestivo con atti meccanici percepii che ero completamente asciutta ed ebbi la sensazione di fluttuare. Camminavo ma era come se volassi, la mia coscienza  si era espansa  e avevo avuto come in un lampo la sensazione che “io sapevo”, tutto mi era chiaro, non più dubbi. Era come stare in cima ad una montagna e vedere tutto il panorama. La parola che riassume tutto era “Cazzate!” Non importava dare nome, contorni al divino, chiamalo come vuoi, pensalo come ti pare, è lì dentro di te. Percepii la connessione.

Da allora sono passati molti anni e la bufera molte volte mi ha investito e travolto, quell’esperienza è stata il mio punto fermo, quando la notte si faceva buia nell’anima la facevo risuonare dentro di me. Ma ciò che più ho imparato è che la tollerenza alle debolezze la raggiungiamo solo se cadiamo, se noi per primi sprofondiamo nell’inconfessabile. Finchè rimaniamo fissi nell’obiettivo della perfezione del non errore, guardiamo gli altri sbagliare con commiserazione. Mentre se accettiamo di avere esperienza della caduta, guarderemo gli altri come compagni di viaggio, li comprenderemo e li sosterremo.

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