Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Il mio maestro è stato rinnegare ogni maestro…(Franca)

13 ottobre 2009

Alba

Il mio maestro è stato rinnegare ogni maestro dopo mio padre, nella speranza di incontrare me stessa e diventare la mia maestra. Ho adorato mio padre e creduto in lui come in un dio, perché lui si poneva come un dio, lui “sapeva”, io no, la mia conoscenza era fatta dei suoi pensieri, che come un vaso riempivano la mia mente.

Sono stata amata, profondamente amata da mio padre, in un modo possessivo, esclusivo, e questa commistione di fede e amore è diventata la mia condanna: i miei oggetti d’amore sono diventati divinità sulle quali mi sono plasmata, in modo cannibalesco ho voluto possederli per prendere dentro di me la loro conoscenza, loro “sapevano”, io no. Ho fatto mia l’immagine di me sempre bambina, bisognosa di un uomo che mi guidasse, mi dicesse cosa era giusto e cosa non lo era. Il meccanismo ha funzionato finchè ho scelto un uomo al quale andava bene il ruolo di dio, ma non mi amava, anzi, criticava ogni mia azione, ogni mio pensiero, vedeva sempre ciò che non funzionava e mai il contrario.

Emotivamente con lui sono sempre più regredita, fino a sentirmi incapace nel fare le cose più banali, agivo già nel timore delle sue critiche, che mi trafiggevano il cuore, mi distruggevano: com’era possibile che non mi amasse e mi criticasse se io lo amavo così tanto, se facevo di tutto per compiacerlo? Mentre aspettavo il mio primo figlio mi ha preso il terrore di non poter essere una madre perfetta, perché ormai il mito era diventato la perfezione, perché lui mi amasse. Qualche tempo prima, in un percorso di lavoro, la Vita aveva messo sulla mia strada Alba Marcoli, una psicoterapeuta junghiana, e, quando l’angoscia per la futura maternità è stata incontenibile, mi sono rivolta a lei. Io mi sentivo una nullità, mi sentivo sbagliata, e lei mi diceva “In questo momento”. Queste poche parole sono state il mio mantra salvifico, mi hanno insegnato a circoscrivere il momento difficile, a riaprire le porte ad una nuova possibilità ad una speranza. Il gioco delle parole è diventato il gioco della Vita: “per ora, in questo momento” hanno posto uno sbarramento a “mai” e “per sempre”, “sono” è diventato “mi sento”, il presente e il passato prossimo sono stati i tempi verbali che hanno dato limite temporale al dolore e all’angoscia.

Mai come in quel periodo ho preso consapevolezza della carnalità delle parole. Le parole non sono mai neutre, le parole sono carne, fanno scorrere o gelare il sangue. È stato il primo giro di boa, il primo passo “ufficiale” verso la mia ricostruzione. Mai, nessuno mi aveva detto “va bene così, in questo momento va bene così” . Non ho mai fatto vera psicoterapia, andavo da lei, che si definiva “testimone” del mio cammino, quando mi sentivo persa, per il resto avevo bisogno di cimentarmi da me; opponevo resistenza a “far entrare” parole di altri nella mia mente, avevo bisogno di riconoscere le mie parole, di sentire che mi appartenevano, che risuonavano nella mia carne. Il cammino è continuato verso nuovi traguardi e tuttora continua.

franca

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