Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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L’insegnamento di Sri Aurobindo e la Sadhana

21 settembre 2010

Dalla: lista sadhana

<L’Insegnamento di Sri Aurobindo e il metodo della sadhana>

- di Sri Aurobindo Ashram -

(Traduttore: Nicoletta De Gregori)

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L’insegnamento di Sri Aurobindo parte da quello degli antichi saggi
dell’India che sostenevano che dietro alle apparenze dell’universo vi è la
realtà di un essere e della coscienza, un sé di tutte le cose, uno ed
eterno. Tutti gli esseri sono uniti in quell’unico sé e spirito, ma divisi
da una certa separatività di coscienza, un’ignoranza del loro vero sé e
realtà nella mente, nella vita e nel corpo. E’ possibile, per mezzo di una
disciplina psicologica, rimuovere questo velo di coscienza separativa e
divenire consci del vero sé, della divinità in noi e in tutto.

L’insegnamento di sri Aurobindo stabilisce che questo unico essere e
coscienza è involuto qui nella materia. L’evoluzione è il metodo grazie al
quale libera sé stesso; la coscienza appare in ciò che sembra essere
incosciente e, una volta apparsa, è automaticamente spinta a crescere sempre
più in alto e allo stesso tempo ad ampliarsi e a svilupparsi verso una
sempre più grande perfezione. La vita è il primo passo di questa liberazione
di coscienza; la mente è il secondo; ma l’evoluzione non termina con la
mente, attende di rivelarsi in qualcosa di più grande, una coscienza che sia
spirituale e supermentale. Il prossimo passo dell’evoluzione deve essere
verso lo sviluppo della supermente e dello spirito come il potere dominante
nell’essere cosciente. Perché solo allora la divinità involuta nelle cose
rivelerà se stessa interamente e sarà possibile alla vita manifestare la
perfezione.

Ma, mentre i primi passi dell’evoluzione furono intrapresi dalla natura
nella pianta e nella vita animale senza una volontà cosciente, nell’uomo la
natura diviene capace di evolvere grazie alla volontà cosciente nello
strumento. Non è tuttavia per mezzo della volontà mentale nell’uomo che
questo può essere fatto compiutamente, perché la mente giunge solo fino ad
un certo punto e dopo questo può solo muoversi in tondo. Deve essere attuata
una conversione, un rivolgimento della coscienza con il quale la mente deve
essere cambiata in un principio superiore. Questo metodo è da ricercarsi
attraverso l’antica disciplina psicologica e la pratica dello yoga. In
passato, era stato tentato con un allontanamento dal mondo e una scomparsa
nelle altezze del sé, o dello spirito. Sri Aurobindo insegna che è possibile
una discesa del più alto principio, che non rivelerà semplicemente il sé
spirituale fuori del mondo, ma lo rivelerà nel mondo, rimpiazzerà
l’ignoranza della mente o la sua limitatissima conoscenza con una verità
coscienza supermentale. Questa sarà uno strumento sufficiente del sé
profondo che renderà possibile all’essere umano scoprire se stesso
dinamicamente così come interiormente e svincolarsi dalla sua umanità ancora
animale in una razza più divina. La disciplina psicologica dello Yoga può
essere usata a questo fine, aprendo tutte le parti dell’essere verso una
conversione o una trasformazione attraverso la discesa e l’operare di un più
alto principio supermentale ancora celato.

Questo cambiamento, tuttavia, non può essere fatto all’improvviso, o in
breve tempo, o per mezzo di una trasformazione rapida o miracolosa. Molti
passi devono essere intrapresi dal ricercatore prima che la discesa
supermentale sia possibile. L’uomo vive, per lo più, nella sua mente, vita e
corpo superficiali, ma vi è un essere profondo in lui con più grandi
possibilità al quale deve risvegliarsi, perché ora egli riceve da questo
essere un’influenza assai ridotta ed è questa che lo spinge verso una
costante ricerca di una più grande bellezza, armonia, potere e conoscenza.

Il primo sviluppo dello Yoga è perciò quello di aprire le distese di questo
essere interiore e di vivere da lì verso l’esterno, di governare la sua vita
esteriore per mezzo della luce e della forza interiori. Nel fare questo egli
scopre in se stesso la sua vera anima che non è la commistione esterna di
elementi mentali, vitali e psichici, ma qualcosa della realtà che sta dietro
a loro, una scintilla originata dall’unico fuoco divino. Deve apprendere a
vivere nella propria anima e a purificare e orientare, per mezzo di questa
guida verso la verità, il resto della natura. A quel punto può esserci
un’apertura verso l’alto e la discesa di un più alto principio dell’essere.

Ma persino allora non si tratta della piena luce e forza supermentali,
giacché vi sono parecchi campi di coscienza fra la mente ordinaria e umana e
la verità coscienza supermentale. Questi campi di coscienza intermedi devono
essere aperti e il loro potere fatto discendere nella mente,nella vita e nel
corpo. Solo in seguito il pieno potere della verità coscienza potrà lavorare
nella natura. Lo sviluppo di questa autodisciplina, o Sadhana, è di
conseguenza lungo e difficile, ma persino una piccola parte di esso è un
grande guadagno perché rende la realizzazione e la perfezione ultime più
possibili. Vi sono molte cose che appartengono a sistemi più antichi che
sono necessarie sulla via: un’apertura della mente a più grandi comprensioni
e al senso del sé e dell’infinito, un emergere in ciò che è stata chiamata
la coscienza cosmica, il controllo sui desideri e sulle passioni; un
ascetismo esteriore non è essenziale, ma sono indispensabili la conquista
del desiderio e dell’attaccamento e un controllo del corpo e delle sue
necessità, le sue bramosie e i suoi istinti. Vi è una combinazione dei
princìpi dei vecchi sistemi: la via della conoscenza attraverso il
discernimento della mente fra la realtà e l’apparenza, la via del cuore,
della devozione, dell’amore e del dono di sé, e la via delle opere che volge
la volontà dagli interessi egoistici verso la verità e il servizio di una
più grande realtà che non sia l’ego. Per questo, l’intera natura deve essere
esercitata affinché possa rispondere e venire trasformata ogniqualvolta una
più grande luce e forza operi in essi.

In questa disciplina l’ispirazione del maestro e il suo controllo e la sua
presenza nei momenti di difficoltà sono indispensabili, perché sarebbe
altrimenti impossibile superarli senza un gran numero di ostacoli ed errori
che impedirebbero ogni possibilità di successo. Il maestro è qualcuno che ha
raggiunto una coscienza e uno stato d’essere più alti ed è spesso visto come
la loro manifestazione o il rappresentante. Egli non aiuta solo grazie al
suo insegnamento e in misura maggiore con la sua influenza ed esempio, ma
con il potere di comunicare agli altri la sua propria esperienza.

Questo è l’insegnamento e il metodo d’azione di Sri Aurobindo. Non è suo
scopo sviluppare alcun tipo di religione o di amalgamare le religioni più
vecchie, o di fondare alcuna nuova religione, poiché ciascuna di queste
cose allontanerebbe dal suo scopo centrale.
La sola meta di questa Yoga è un autosviluppo interiore per mezzo del quale
chiunque lo segue possa col tempo scoprire l’unico sé in tutti ed evolvere
una più alta coscienza di quella mentale, una coscienza spirituale e
supermentale che trasformerà e divinizzerà la natura umana.

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ndr: Il termine yoga deve intendersi come ‘Insegnamento’ o ‘disciplina’

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