Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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La Visione di Sri Aurobindo (Roberto Maria Sassone)

21 ottobre 2010

Intervento di Roberto M. Sassone al convegno di Firenze “La Saggezza dell’Oriente - Percorsi di Consapevolezza per un Nuovo Occidente” (9-10 ott. 2010)

La visione di Sri Aurobindo (Un ponte tra Oriente ed Occidente) di Roberto Maria Sassone

Sri Aurobindo rappresenta una delle sintesi più complete tra pensiero orientale ed occidentale che io conosca. In tal senso parla chiaro non soltanto la sua visione filosofica e sapienziale, ma anche la sua vita. Sarà quindi utile dare qualche cenno della sua biografia.

Nacque a Calcutta il 15 agosto 1872 da una famiglia indiana agiata in cui si parlava solo inglese. Il padre era un medico e gli aveva dato un’educazione atea. A sette anni andò a studiare in Inghilterra, prima a Manchester, poi a Londra e a Cambridge. Si formò quindi sui classici latini e greci e divorò la letteratura francese, inglese e tedesca. Lesse persino la Divina commedia. Parlava il latino, il greco, il tedesco e l’italiano.

Quando a vent’anni tornò in India rimase fortemente colpito dall’estrema povertà ed ignoranza della sua terra. Imparò la sua lingua e studiò il sanscrito per leggere i Veda nella stesura originale.

La svolta avvenne nel 1907 perché, volendo anche sperimentare direttamente lo yoga, si fece iniziare da un maestro tantrico ed in brevissimo tempo realizzò l’esperienza del Nirvana. Già da queste poche righe è evidente la compresenza di oriente ed occidente e l’inizio della loro fusione nella vita e nell’esperienza di questo essere eccezionale.

Il 1907 segna l’inizio della visione originale di Sri Aurobindo che lo differenzia dalla Tradizione precedente, pur affondando le sue radici in essa. Egli infatti andò oltre lo stato di Samadhi in cui esiste solo l’essere indifferenziato e tutto il mondo appare come irreale (maya) e si immerse in uno stato di coscienza ancora più avanzato in cui “(…) L’aspetto illusorio del mondo lasciò il posto (…) ad un’immensa Realtà divina nel cuore di ogni cosa. Il Nirvana non è e non può essere l’inizio del cammino.” Egli scoprì un livello più avanzato che é “l’inizio di un’evoluzione superiore” e lo chiamò coscienza sovramentale. Il mondo fenomenico, la materia, la nostra Terra, non sono un’illusione ma un’espressione dinamica del Divino. Non c’è frattura tra materia e spirito, ma semplicemente la materia è il modo in cui lo spirito si manifesta e si esprime.

Da questa frattura sanata prende forma il significato profondo dello yoga integrale che restituisce dignità all’uomo ed alla vita. Egli dice: “La vita, non un qualche aldilà silenzioso ed estatico, la vita soltanto è il campo del nostro yoga. Sperare in un cambiamento nella vita dell’uomo senza un cambiamento della natura umana è impresa irrazionale e non spirituale”.

Nel frattempo Sri Aurobindo, che era anche un uomo d’azione, un vero guerriero,

inizia la sua lotta politica per liberare l’India dalla dominazione inglese. Organizzò gruppi di guerriglia in Bengala e a Calcutta fondò un partito estremista ed una rivista, Bande Mataram (Salve, Madre India). Il 4 maggio 1908 fu preso dagli Inglesi e condotto nel carcere di Alipore. Dopo un anno fu prosciolto e nel 1910 si rifugiò nell’India francese, a Pondichery, e lì si dedicò totalmente al suo yoga sovramentale.

Voglio adesso evidenziare in alcuni aspetti della sua vita la presenza di oriente ed occidente, usando questi due termini come metafore di un atteggiamento yin e yang, sempre presenti in lui: era un mistico ed un guerriero, realizzò la trascendenza dell’essere e la sacralità della materia, incarnò i principi di Shiva e Shakti, l’Assoluto e la Natura.

Egli sostenne che l’uomo è un essere di transizione e che quindi lo stato attuale dell’essere umano non è definitivo, ma lo attende un’ulteriore evoluzione che deve includere ogni suo aspetto, corporeo, vitale e mentale. Tale evoluzione farà emergere un nuovo uomo (sovramentale) in contatto con la realtà divina che potrà essere incarnata anche nelle sue naturali funzioni umane. Egli non sarà imprigionato dalle trappole mentali, ma percepirà direttamente il piano della Verità. Per ottenere ciò concepisce uno yoga integrale che includa le diverse caratteristiche degli yoga tradizionali. Infatti ogni yoga nasce sulla base delle diverse indoli umane, privilegiandone un aspetto. L’hatha yoga si occupa del corpo e delle sue energie vitali, il raja yoga della mente, il Bakti yoga del cuore e della devozione, il karma yoga dell’azione e delle opere, il tantra dei sensi e della loro trasformazione in strumenti del Sacro. Il suo yoga è dunque la sintesi degli yoga.

Ma ognuno di questi yoga si pongono come meta il trascendente, eccetto il tantra che coniuga trascendente ed immanente, il purusha e la prakriti. Mentre invece Sri Aurobindo concepisce lo yoga come un mezzo per realizzare una Vita Divina sulla Terra. Per ciò egli intende lo yoga come via globale che include ogni aspetto dell’essere umano.

Chi si accosta allo yoga integrale quindi non trova un metodo sancito dalla Tradizione di millenni, con delle procedure collaudate, e deve con umiltà, determinazione e con lo slancio dell’anelito del cuore, crearsi poco a poco la sua sadhana, la sua disciplina. In questa disciplina deve trovare il modo di lavorare sul suo corpo, sui suoi istinti, sulle sue emozioni, sulla sua mente, sulle sue azioni e sull’apertura del cuore che riveste un’importanza fondamentale nella pratica dello yoga integrale, perché il centro del cuore è la porta che si apre sull’anima individuale che diventa il crogiolo di ogni trasformazione. In proposito ecco cosa dice Sri Aurobindo: “La natura non opera secondo uno schema fisso ed un ordine prestabilito come fanno i metodi specializzati di yoga; la sua azione è libera (…) secondo il temperamento dell’individuo nel quale agisce. Perciò ad ogni uomo perviene in questo cammino (dello yoga integrale) il proprio metodo yoga.

Naturalmente non bisogna pensare che ognuno si metta ad inventarsi una sua disciplina così come capita. Al contrario bisogna prima comprendere bene l’essenza dei diversi yoga, i loro principi, e sulla base di questi procedere nel proprio percorso.

Un altro aspetto significativo dello yoga integrale viene enunciato così da Sri Aurobindo che ancora una volta ci mostra la sua originalità che si esprime in un modo di pensare molto attuale ed occidentale: “Il sadhaka (ricercatore) dello yoga integrale deve ricordare che tutti gli scritti, per quanto possa essere grande la loro autorità e vasto il loro spirito, costituiscono solo un’espressione parziale dell’eterna Conoscenza. Si servirà perciò della Scrittura (dei testi sacri), ma non dovrà mai legarsi ad essa, qualunque ne sia la grandezza”.

Particolarmente importante in questo processo di trasformazione è il corpo, nelle cui cellule è nascosto il segreto dell’evoluzione. E’ infatti nelle cellule il principio dinamico che ha consentito il passaggio dai primi esseri monocellulari, alle piante, ai pesci, ai rettili, ai mammiferi ed all’uomo. E l’avventura non si conclude con l’uomo! Nuove meraviglie ci attendono.

Dice Sri Aurobindo: “La trasformazione del corpo è la condizione necessaria di una trasformazione totale della natura. La trasformazione potrebbe avere luogo per stadi successivi”. Il corpo diventa quindi uno strumento di trasformazione spirituale da realizzare sulla Terra. “Se il nostro scopo è la trasformazione totale dell’essere, la trasformazione del corpo deve esserne parte indispensabile”. “Il corpo e le sue attività devono essere accettati come parte della vita divina”.

Lo yoga integrale quindi si presta ad inserire nel suo percorso dei metodi olistici che l’occidente ha nel frattempo perfezionato, metodi di trasformazione della personalità e del carattere che trovano il loro strumento principale nelle tecniche bioenergetiche e nelle psicoterapie corporee che sono particolarmente efficaci ad agire sui vari aspetti dell’individuo, sciogliendo i blocchi psicocorporei ed emozionali. Wilhel Reich è stato il geniale precursore di questo filone psicologico, seguito da Alexander Lowen e da John Pierrakos. La bioenergetica lavora sui flussi energetici vitali (sul prana), ripristina una respirazione naturale e modifica gli schemi mentali collegati ai conflitti rimossi nel corpo.

Chi vuole quindi avvicinarsi allo yoga integrale, può inserire vie occidentali di trasformazione, unendole alla meditazione, altro pilastro dell’apertura e dell’ampliamento della coscienza. Ormai sappiamo che la coscienza è strettamente collegata al funzionamento di tutto il nostro sistema e che modificare l’organizzazione del nostro sistema psicofisico modifica anche la coscienza.

Il ricercatore dello yoga integrale si assume la responsabilità del proprio cambiamento e della propria disciplina e abbraccia il principio secondo il quale non fa tutto ciò solo per la sua evoluzione personale, ma per l’evoluzione di tutta la terra. Sri Aurobindo affermava che lo scandalizzava l’idea di fare lo yoga solo per una salvezza personale. Ogni evoluzione individuale si ripercuote sulla coscienza umana e non c’è possibilità di uscire dal pantano in cui siamo caduti se non inizia a cambiare questa coscienza. Lo yoga integrale accelera questa transizione.

E’ uno yoga da guerrieri perché nessuno ce lo può insegnare e perché include ogni manifestazione della nostra vita, compreso il nostro modo di agire nella società.

Non si può comprendere Sri Aurobindo se non si include l’azione ed il pensiero di Mère, sua compagna spirituale, eroica figura di donna a cui egli diede il compito di portare avanti il suo yoga di trasformazione del corpo. Lui diceva che il suo corpo di donna (espressione della shakti, energia della Natura) era più forte e più adatto a continuare il processo: “Il vostro corpo è migliore del mio (si davano del voi). Senza il vostro corpo il Lavoro non può essere fatto”.

Nel 1920 Mère, Mirra Alfassa, francese, venne a vivere a Pondichery e l’incontro con Sri Aurobindo determinò una combinazione alchemica che fece fare un salto quantico al suo yoga. Infatti egli così racconta: “Poi arrivò Mère e con il suo aiuto trovai il metodo necessario (per agire sulla trasformazione dell’uomo). La coscienza della Madre e la mia sono una sola e stessa coscienza”.

Egli si ritirò in una stanza e lasciò a lei la conduzione dell’ashram. Quando lasciò il corpo nel 1950 fu Mère a procedere sull’arduo cammino della trasformazione cellulare. Sri Aurobindo aveva visto che il segreto dell’evoluzione é nella coscienza cellulare ed é cambiando questa atavica coscienza che si può accelerare l’evoluzione verso un essere umano sovramentale. Mère iniziò a lavorare in tale direzione, affrontando le più inimmaginabili sofferenze. Era una vera leonessa, una guerriera indomita, contro ogni regola. Ella diceva: “Tutto quello che faccio è contro le regole. Sono abituata così. Altrimenti per me non varrebbe la pena di stare qui (sulla terra), basterebbe lasciar continuare le regole. (…) Sfuggire le difficoltà per vincerle non è una soluzione. E’ però molto attraente. In coloro che cercano la vita spirituale c’è qualcosa che dice: -oh, sedersi sotto un albero, da soli, restare in meditazione, non avere più la tentazione di parlare, di agire, come deve essere bello!- La vera vittoria bisogna invece riportarla nella vita”. E aggiungeva: “Solo il corpo può comprendere”.

Inoltre Mère perfezionò una conoscenza già esistente: la via dell’Aspirazione del Cuore. L’anima è il ponte che ci collega al Divino e il suo centro é nel cuore profondo di ogni essere umano. Nel Cuore c’è la capacità del surrender, c’è la fede cosciente. Sri Aurobindo e Mère chiamavano l’anima individuale centro psichico. Il centro psichico è il fulcro dello yoga integrale. Senza il contatto con questo fuoco interiore non ci si può avvicinare a questa Via. E’ lo yoga dei guerrieri amanti. I ricercatori che seguono il purna yoga (Yoga integrale) coniugano l’Azione e la Devozione.

Mère, rendendosi conto che è veramente arduo questo percorso di trasformazione della mente cellulare scoprì l’efficacia di un mantra che faceva vibrare il corpo e ne risvegliava la coscienza. Il mantra è un diapason che collega l’individuo alla frequenza dell’esperienza e dello stato di coscienza da realizzare. Mère ci ha regalato questo mantra e, alcuni mesi prima di lasciare il corpo, consentì di farsi registrare mentre lo ripeteva con la sua voce sofferente, ma indomita. Esso è a disposizione di chiunque voglia iniziare questo viaggio incredibile:

OM NAMO BHAGAVATE’

Roberto Maria Sassone

Psicoterapeuta, fondatore e docente di Funzionalismo energetico della Scuola Italiana di Analisi Reichiana (SEOR)

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