Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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La Psicologia dello Yoga Integrale di Sri Aurobindo e Mère - II parte (Luisa Barbato)

11 aprile 2011

La psicologia occidentale e le scoperte recenti delle neuroscienze hanno convalidato la concezione delle antiche tradizioni orientali secondo le quali i tre poteri umani fondamentali sono riconducibili alle tre funzioni base del corpo, del cuore e della mente. Questi “poteri” hanno una corrispondenza fisiologica nella ripartizione dei tre cervelli: rettile, libico e neo-corticale scoperti da McLean.

Nella tradizione indiana ciascuna di queste parti dell’essere è anche espressione di un percorso di conoscenza, individuale e cosmico, che è stato codificato in tre sentieri principali:

- il sentiero dell’azione nel mondo o Karma yoga

- il sentiero del cuore e dell’amore o Bhakti yoga

- il sentiero della mente e della conoscenza o Jnana yoga

Lo yoga integrale proposto da Sri Aurobindo e Mere in India nella seconda metà del secolo scorso cerca di effettuare una sintesi dei tre cammini della tradizione indiana verso una disciplina di conoscenza e di trasformazione personale, ossia verso uno yoga, unico.

Il grande sforzo della ricerca di Aurobindo è stato, non di creare una nuova religione o un nuovo misticismo, ma di coniugare i risultati dei suoi studi sulla psicologia, sulla cultura e sulla filosofia occidentali, con le tradizioni dello yoga, che sono in India la via principe, teorica, ma soprattutto esperenziale, alla conoscenza di sé e del mondo.

Come risultato Aurobindo creò una struttura ampia e integrata che chiamò yoga integrale. Da questa concezione vasta e illuminata si può derivare una psicologia che definiremo “integrale” e che applica una prospettiva allargata al processo della salute, della crescita e della trasformazione psicologica.

Ci possiamo domandare il perché di questi tre yoga, di questi cammini diversi verso un’unica meta. I tre yoga tradizionali possono essere considerati strumenti per realizzare un intenso sviluppo di tutto il nostro essere dove il corpo, il cuore e la mente devono raggiungere la loro piena capacità..

Per la concezione psicologica dell’Oriente, ciascun individuo ha le sue predisposizioni, le sue strade naturali e il riconoscimento delle differenze individuali può portare a impiegare le forze e le abilità della persona nel processo di conoscenza e trasformazione interiore.

Tutti i percorsi contengono infatti elementi di ciascuno dei tre tipi principali menzionati, ma un particolare tipo – conoscenza, devozione o lavoro – tende solitamente a predominare.

La forma nella quale si sperimenta e si realizza la propria verità deriva dunque dalla propria natura e dal sentiero prescelto, ma la meta del processo di crescita interiore rimane unica: la trasformazione dello stato normale di coscienza, il risveglio progressivo degli stati più profondi e più alti che culminano in un’inversione totale della coscienza, una nuova nascita.

Esiste poi un ulteriore elemento, più rilevante, da considerare. Le differenze esistenti nei cammini personali sono possibili, nella concezione della psicologia integrale, perché profondamente vi è in tutti noi un centro essenziale che agisce come principio unificante. Tutte le pratiche di sviluppo interiore portano alla stessa esperienza che è anche quella dell’unità intorno a un nucleo che Aurobindo definì “centro psichico” e che è stato tradotto in molti modi: sé intrinseco, natura inerente, sé ecc.. La psicologia occidentale è approdata già da molti decenni a questa concezione unificante. Wilhelm Reich per primo postulò l’esistenza di un nucleo energetico o “core”, successivamente sono state prospettate varie ipotesi del Sé che possono includere dalle dimensioni esclusivamente psicologiche, a quelle esistenziali fino ad arrivare alle parti spirituali indagate dalla psicologia transpersonale.

Per la psicologia integrale, il sé o centro psichico, si riferisce al nostro essere spirituale individuale che ha una dimensione molto più ampia di quella psicologica e per questo ha un processo di sviluppo che non si esaurisce in una sola vita, ma a in molte reincarnazioni.

L’evoluzione del centro psichico si compie con un progressivo allargamento della sua influenza sino a includere parti sempre maggiori del proprio essere, sia interiori che esteriori. Solo in questa maniera, afferma Aurobindo, si ha la vera auto-realizzazione, l’autentico sviluppo del Sé.

In realtà, abbiamo effettuato un salto concettuale, siamo passati da un processo di cura psicoterapico, che può spaziare dalla semplice remissione dei sintomi di disagio psichico, fino all’integrazione delle dimensioni più esistenziali o filosofiche, a un processo di evoluzione interiore che si realizza in Oriente con le pratiche yogiche.

La differenza risiede nella presenza o meno di una visione evolutiva, ossia di un processo di trasformazione secondo un percorso definito dalle parti più esteriori a quelle più interiori e spirituali, che molti definiscono percorso di crescita o di sviluppo del potenziale umano. Nella prima concezione siamo su un asse orizzontale: vi è un disagio, una terapia, una guarigione, nella seconda vi un disagio che diviene la chiave di inizio di un processo evolutivo secondo stadi progressivi che sono stati studiati approfonditamente da tutte le grandi tradizioni dell’Oriente e dalle parti più esoteriche delle religioni monoteiste occidentali.

Gli studi della psicologia transpersonale hanno portato a delle ipotesi di integrazione tra il processo studiato dalla psicologia occidentale e l’evoluzione interiore delle tradizioni spirituali. Ma, prima che la psicologia transpersonale affacciasse le sue scoperte, la psicologia integrale di Sri Aurobindo aveva già scandagliato la stessa materia.

Possiamo dire che la psicologia e i percorsi spirituali operano secondo metodologie differenti. Le tradizioni yogiche hanno la finalità di aprire il cuore direttamente e questo obiettivo si raggiunge con una pratica che attiva l’amore, la bhakti (devozione), le emozioni positive e la disidentificazione dalle emozioni negative.

Anche la psicoterapia lavora sull’apertura del cuore, ma il processo viene compiuto sentendo quanto esso sia chiuso per l’operare delle difese e di tutte le emozioni negative che limitano l’apertura emozionale perché troppo dolorose per essere sopportate dalla nostra mente cosciente. Secondo questa prospettiva, sicuramente molto parziale, ma efficace, la storia della psicologia può essere letta come il graduale riconoscimento del cuore, quale elemento chiave della vita psicologica, e degli affetti come funzioni centrali del sé.

Le emozioni hanno quindi un ruolo centrale come sistema di comunicazione, di valutazione delle situazioni e di orientamento del nostro comportamento e la psicologia ha scoperto che, attraverso il sentire emozionale e affettivo, si può trovare la via alla ricchezza e alla vitalità del sentire più autentico.

Secondo le tradizioni orientali, tuttavia, questo sentire non è ancora la nostra parte più profonda e la psicologia non riesce a indagarne la vera natura.

Per spiegare le differenze dobbiamo parlare del “cuore” come un centro psicosomatico e energetico collocato al centro del torace, accanto al cuore fisico. Questo centro è di natura duplice: nella parte più esterna vi è il “cuore”, ossia la parte affettiva, studiato dalla psicologia, con tutte le sue difese, i sentimenti, le emozioni e il senso dell’identità. Più all’interno, e dietro il cuore psicologico, vi è il centro psichico o la parte che le tradizioni spirituali chiamano anima. Spesso si crea confusione tra queste due dimensioni. La psicologia apre il livello esterno del cuore, ma non riesce a spingersi più avanti, anche se occorre considerare che il blocco più grande all’apertura del cuore interiore è proprio la chiusura del cuore esteriore. Questa parte, fin dall’infanzia, lotta per l’amore, per la comunicazione con gli altri, per l’auto-affermazione, ma dalla prospettiva della psicologia dello yoga integrale di Aurobindo il vero compito del lavoro psicologico è quello di allineare il sé autentico con l’anima, in modo da realizzare l’armonizzazione del sé interiore con quello esteriore, come una luce che illumina il sé e trasforma la nostra vita e identità più profonde.

Questi percorsi di conoscenza hanno delle conseguenze evidenti nell’espressione e trasformazione di tutta la nostra vita psichica.

L’introspezione psicologica porta alla realizzazione di un ego forte e equilibrato che viene considerato necessario per rispondere alle richieste della vita. Rappresenta l’integrazione delle funzioni umane di base, quelle fisiche-istintuali, emozionali e cognitive, con lo sviluppo di un senso dell’identità saldo in grado di accedere a una normale vita di relazione e di concretizzare le istanze base della vita ordinaria. Si tratta dello sviluppo definito da Ken Wilber “personale”, come evoluzione non disturbata dello sviluppo “prepersonale” dell’infanzia e adolescenza. Siamo nell’infelicità della vita ordinaria richiamata da Freud come approdo della psicoanalisi, per distinguerla dalla ben più grave infelicità psicotica o nevrotica, possiamo anche dire il punto in cui le istanze psichiche della metapsicologia sono in equilibrio dinamico.

Secondo la psicologia integrale l’ego rappresenta il preludio ad un lavoro più avanzato, in quanto viene considerato, comunque, il prodotto illusorio di distorsioni e identificazioni.

Si postula così l’esistenza di un’identità oltre l’ego, poiché è proprio dalla dis-identificazione dall’ego che può iniziare l’espansione dell’identità individuale e la conseguente scoperta della propria vera natura. Questa è considerata la via della liberazione o del risveglio.

Secondo un aforisma di Aurobindo:

“Quando saremo passati oltre l’individualizzazione, allora saremo delle Persone reali. L’Ego è stato l’aiuto, l’Ego è l’ostacolo” (“Pensieri e aforismi”).

In aggiunta, la psicologia dello yoga integrale considera anche la reincarnazione e lo sviluppo dell’essere psichico attraverso numerose vite, mentre la personalità esterna, ego, si sviluppa in un’unica vita. Occorre poi considerare che la differenza tra centro psichico e personalità porta a traiettorie di crescita interiore interagenti, ma distinte. Ad esempio, si possono trovare bambini emozionalmente immaturi, ma con un essere psichico ben sviluppato o viceversa, e in generale lo sviluppo dell’essere interno e esterno può non essere sincronizzato.

In ogni caso, lo sviluppo dell’essere psichico non elimina la sequenza normale dello sviluppo psicologico dell’essere umano descritta da Erikson, ma piuttosto lavora ad ogni stadio del ciclo di vita innalzandone la coscienza spirituale.

Ci sono interazioni continue tra l’essere psichico e la personalità esteriore, la crescita personale e poi transpersonale è possibile grazie all’essere psichico che, oltre ad essere reale, riesce, tramite i suoi collegamenti diretti con il Divino, a portare l’essere esterno verso una forza profonda, molto resistente. L’essere psichico ha il potere di trasformare il funzionamento dell’ego, persino di risanare ferite psicologiche che sembrano terapeuticamente irrisolvibili.

In sintesi, la crescita interiore integrale deve essere distinta da ciò che è comunemente chiamata la “crescita della consapevolezza psicologica”.

Il termine consapevolezza ha assunto uno spettro ampio di significati e connotazioni in ambito psicologico, ma dal punto di vista dello yoga ciò che è chiamata consapevolezza in psicologia si riferisce all’essere esteriore che consiste di parti fisiche, vitali e mentali. Anche se queste parti sono inconsce, ossia non accedibili dalla coscienza ordinaria, si tratta comunque di componenti del nostro essere di superficie. Se diveniamo consapevoli di questo essere, entriamo sempre più in contatto cosciente con le sensazioni corporee, le emozioni e i pensieri, le differenziamo per poi integrarle a un livello organizzativo superiore, secondo le definizioni di Wilber.

Dopo la crescita dell’essere esteriore, al quale si ferma l’indagine psicologia, Aurobindo colloca la crescita dell’essere interiore che si realizza con il progressivo risveglio delle parti più profonde e elevate dell’essere, anch’esse normalmente per noi inconsce. Ne siamo consapevoli solo con esperienze occasionali, momentanee e frammentate, come alcune tipologie di sogni, immagini, pratiche di visualizzazione e, soprattutto, con le pratiche meditative e la sadhana (ossia la pratica di purificazione e conoscenza) personale. Secondo le parole di Aurobindo:

“Ci sono sempre due coscienze differenti nell’essere umano, una esterna nella quale egli vive ordinariamente e l’altra interiore della quale egli non sa nulla. Quando si fa la sadhana, la coscienza interiore inizia ad aprirsi e si è capaci di andare dentro ed avere lì ogni sorta di esperienza. Come la sadhana progredisce , si inizia a vivere sempre più in questo essere interiore e l’esteriore diviene sempre più superficiale. Dapprima, la coscienza interiore sembra essere il sogno e l’esteriore la realtà da svegli. In seguito, la coscienza interiore diviene la realtà e l’esteriore è sentita da molti come un sogno o una delusione, o anche come qualcosa superficiale e esterno.” (“Lettere sullo yoga”).

Un ulteriore aspetto importante dello yoga integrale è che i piani di coscienza più interni ed elevati sono visti come forze dinamiche, che esercitano un’influenza costante e una pressione sulle parti di superficie dell’essere, spingendo verso l’evoluzione e la crescita della coscienza.

“E’ un errore pensare che noi viviamo solo fisicamente, con la mente e il vitale. Noi viviamo tutto il tempo e agiamo su altri piani di coscienza, lì incontriamo altri e agiamo su di loro, e ciò che facciamo, sentiamo e pensiamo lì, le forze che esercitiamo, i risultati che prepariamo hanno un’importanza e un effetto incalcolabili, sconosciuti, sopra la nostra vita esteriore. Non tutto passa attraverso, e ciò che attraversa prende un’altra forma nel fisico, sebbene talvolta vi sia un’esatta corrispondenza. Tutto ciò che diventiamo e facciamo e sopportiamo nella vita fisica è preparato oltre il velo all’interno di noi.” (“Lettere sullo yoga”).

“Il segreto della trasformazione risiede nel trasferire il nostro centro vitale a una coscienza più elevata e in un cambiamento del nostro potere principale di vita. (….) La volontà centrale implicita nella vita non deve essere più la volontà nel vitale e nel corpo, ma la volontà spirituale della quale ora abbiamo solamente rari e confusi indizi e barlumi. (…) Il potere principale della nostra vita non deve essere più il bisogno vitale inferiore della Natura che è già compiuto in noi e può solamente ruotare intorno al centro dell’ego, ma quella forza spirituale della quale talvolta sentiamo o parliamo, ma di cui non abbiamo ancora il segreto più riposto. Perché essa è ancora ritirata nelle nostre profondità e attende la nostra trascendenza dell’ego e la scoperta del vero individuo nella cui universalità dobbiamo essere uniti con tutti gli altri.” (“Il ciclo umano”).

“ Nella natura ordinaria di superficie la mente, lo psichico, il vitale, il fisico sono tutti mischiati insieme ed è necessario un grande potere di introspezione, auto-analisi, osservazione e un districare i fili del pensiero, del sentimento a dell’impulso per scoprire la composizione della nostra natura e la relazione e interazione di queste parti tra di loro. Ma quando si va dentro, troviamo la sorgente di tutta questa azione di superficie e lì le parti del nostro essere sono separate e chiaramente distinte l’una dall’altra. Le percepiamo come essere distinti in noi e solo come fanno due persone in un’azione comune, sembrano osservarsi, criticarsi, aiutarsi o opporsi e trattenersi l’un l’altra; è come se noi fossimo un gruppo di esseri, ciascun membro con il suo posto e funzione separati, e tutti diretti da un essere centrale che talvolta è di fronte al di sopra degli altri, altre volte dietro la scena” (“Lettere sullo yoga”).

Un’ultima osservazione, secondo Aurobindo, una psicoterapia dovrebbe essere centrata sul presente e mostrare come le nostre ferite antiche e i meccanismi difensivi ci portano lontano dal momento presente. In questa visione, la salute mentale può essere considerata il grado nel quale una persona riesce a vivere nel presente e il disagio psichico è la misura in cui si riduce la centratura nel presente e si vive nelle fantasie del passato o del futuro. Il passato agisce nel qui ed ora sotto forma di memoria, storia, nostalgia ecc. Il futuro, invece, agisce come anticipazione, speranza, disperazione, fantasia ecc. In realtà, sia quando ricordiamo il passato sia quando anticipiamo il futuro, noi lo facciamo ora, secondo le costruzioni del pensiero attuale.

Bibliografa

- Sri Aurobindo, “Lettere sullo yoga”, Sri Aurobindo Ashram, Pondicherry, Edizioni Arka, Milano

- Sri Aurobindo, “La vita divina”, Sri Aurobindo Ashram, Pondicherry, Edizioni Mediterranee

- A.S. Dalal, “Sri Aurobindo, a greater psycology”, Sri Aurobindo Ashram, Pondicherry

- A.S. Dalal, “Sri Aurobindo, and the future psycology”, Sri Aurobindo Ashram,

Pondicherry

- Wilhelm Reich, “Analisi del carattere”, SugarCo 1973.

- Indra Sen, “Integral Psychology”, Sri Aurobindo International Centre of

Education, Pondicherry

- Ken Wilber, “Lo spettro della coscienza”, Crisalide Edizioni

2 Commenti a “La Psicologia dello Yoga Integrale di Sri Aurobindo e Mère - II parte (Luisa Barbato)”

  1. Enzo

    Sri Aurobindo evita con cura di parlare di psicoterapia e quando ne parla lo fa sottolineando come sia una disciplina che ha appena scalfito la superficie dell’essere umano. Peraltro gli ashramiti che hanno conosciuto la Madre e Sri Aurobindo si sono sempre astenuti dal fare psicoterapia. Sri Aurobindo, infine, ha scritto più di 10.000 pagine sullo Yoga proprio perchè, diversamente da altri Maestri non voleva avere esegeti che lo interpretassero.

  2. roberto

    Gentile Enzo, Sri Aurobindo fa una critica,che per altro condivido in pieno, alla psicoanalisi. Il lavoro psicocorporeo è di un altro genere.
    Leggi “il Vedanta e l’Inconscio” e “La Via del Cuore” di Arnaud Desjardins.
    Cordialmente, RMS

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