Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Le Radici della Nobile Via del Guerriero (Roberto Maria Sassone)

30 maggio 2012

guerrieroQuesto spazio ha la funzione di far conoscere le radici da cui nasce la Nobile Via del Guerriero, il percorso di ricerca interiore a cui ho dato forma nel tempo.

“Un guerriero comincia col prendersi la responsabilità della direzione della sua vita. E’ come se ci portassimo in giro un bagaglio inutile. Il nostro addestramento ci incoraggia ad aprire le valigie e ad osservare da vicino quello che ci portiamo dietro. Facendo ciò cominciamo a comprendere che molte di queste cose non sono più necessarie”. (Pema Chodron - Consigli a un Guerriero Compassionevole, pag 93, Oscar Mondadori)

“Il nemico vicino dell’equanimità è il distacco o l’indifferenza. Soprattutto nella pratica spirituale è facile fraintendere l’oscillare precario al di sopra dello scompiglio della vita per genuina equanimità. Siamo aperti, amichevoli, sereni e orgogliosi di aver trasceso lo sconvolgimento emotivo. Se proviamo angoscia, perplessità o rabbia, pensiamo di avere fallito. Ma sentire lo scompiglio emotivo non è un passo falso sul cammino spirituale, anzi è il luogo dove il guerriero impara la compassione. E’ dove impariamo a smettere di lottare con noi stessi. L’equanimità diventa incrollabile solo quando impariamo a stare nei luoghi che ci spaventano.” (Pema Chodron - Ibidem Pag 98)

“Nella pratica meditativa è molto importante assumere una posizione dritta. Se state curvi non potete respirare in maniera appropriata (…) Quando sedete eretti proclamate a voi stessi ed al resto del mondo che state diventando un guerriero, un essere pienamente umano.

(…) Anche nella vita quotidiana dovreste essere consapevole della vostra posizione, delle vostre spalle e testa, di come camminate, di come guardate la gente.

(…) Poi nella pratica meditativa, mentre sedete nella corretta posizione, portate la vostra attenzione sul respiro (…) Non è importante quali pensieri abbiate. Nella pratica di meditazione da seduti potete avere dei pensieri mostruosi o benevoli: dovete osservarli entrambi solo come pensieri. Non sono nè virtuosi, nè peccaminosi. Potete stare pensando di assassinare vostro padre, di voler bere una limonata. Non lasciate che i vostri pensieri vi turbino; ognuno di essi è solo un pensiero.

(…) Se non sedete in posizione corretta la vostra pratica sarà come un cavallo zoppo che cerca di tirare un calesse. Non funzionerà (…) Sedete semplicemente come un guerriero e da questa situazione sorge un senso di dignità individuale..” (Chogyam Trungpa - Shambhala, La Via Sacra del Guerriero, pag 27, 28, Ubaldini)

“Chi si addestra con tutto il cuore nel risvegliare ‘bodhicitta’ (chitta, cuore - bodhi, risvegliato, aperto - cuore aperto) (…) è un guerriero, non un guerriero che uccide e fa male, ma un guerriero di nonviolenza, che ascolta le urla del mondo. Sono uomini e donne che si impegnano ad addestrarsi nel mezzo del fuoco. Ciò significa che i guerrieri ‘bodhisattva’ (essere risvegliato) entrano in situazioni difficili per alleviare la sofferenza, che s’impegnano a recidere la reattività personale e l’autoinganno e si votano a mettere a nudo la fondamentale vera energia di ‘bodhicitta’ (apertura del cuore). Ci sono molti esempi di maestri guerrieri, come madre Teresa e Martin Luther King (…) che spendono la loro vita ad imparare ad aprire il cuore.” (Pema Chodron - Consigli ad un Guerriero Compassionevole, pag 12, Oscar Mondadori)

“In qualunque situazione ci troviamo possiamo addestrarci come guerrieri. I nostri strumenti sono le pratiche della meditazione, della gentilezza amorevole, della compassione, della gioia e dell’equanimità. Con l’aiuto di queste pratiche possiamo mettere a nudo il luogo tenero di ‘bodhicitta’ (Cuore). Ritroveremo la tenerezza nel dolore e nella gratitudine, dietro la durezza della rabbia e nel tremore della paura, nella solitudine come nella gentilezza. Molti preferiscono pratiche che non causano disagio e nello stesso tempo vogliono essere guariti. L’addestramento di ‘bodhicitta’ (cuore aperto) non funziona così. Un guerriero accetta che non si può mai sapere cosa accadrà.” (Pema Chodron, ibidem, pag 13)

“La pazienza, una calma sopportazione, , una calma determinazione di arrivare fino in fondo e trionfare, queste sono le qualità che ora esigiamo da voi, ossia quelle virtù meno spettacolari, ma più solide, del Guerriero.” (Sri Aurobindo - Lettere sullo Yoga, Ubaldini)

“Per seguire Sri Aurobindo nella grande avventura del suo yoga integrale è sempre stato necessario essere dei guerrieri; ora che fisicamente ci ha lasciato bisogna essere degli eroi.” (Mère)

“Lo yoga integrale non è un sentiero per chi possegga una mente o una costituzione fragile; è uno yoga che richiede il temperamento del guerriero eroico.” (George Van Vrekhem - Oltre la Specie Umana, Irradiazioni)

“Con il termine ‘Via del Guerriero’ non ci riferiamo al fare la guerra agli altri. L’aggressività è la fonte dei nostri problemi, non la soluzione. Qui il termine guerriero è preso dalla parola tibetana ‘pawo’, che letteralmente significa ‘colui che è coraggioso’. La via del guerriero in questo contesto è la tradizione del coraggio o tradizione dell’assenza di paura.” (Chogyam Trungpa - Shambhala, La Via Sacra del Guerriero, pag 19, Ubaldini)

“La chiave per essere guerriero e il primo principio della visione Shambhala consiste nel non aver paura di ciò che sei.. In ultima analisi questa è la definizione di coraggio: non aver paura di te stesso.” (Chogyam Trungpa, ibidem, pag 19)

“Bodhisattva è un altro termine per definire il guerriero risvegliato, colui che coltiva il coraggio e la compassione. Sul sentiero del guerriero o del bodhisattva non c’è discontinuità. Il sentiero include ogni esperienza, sia serena, sia caotica.” (Pema Chodron - Il Risveglio del Cuore, pag 57, Oscar Mondadori)

“Gli insegnamenti del Lojong (1) ci offrono gli strumenti per entrare in contatto col potere del nostro lignaggio, il lignaggio del guerriero gentile.” (Pema Chodron - Il Risveglio del Cuore, pag 62)    (1) Il concetto di base del lojong è che possiamo diventare amici di ciò che rifiutiamo, di quello che consideriamo ‘cattivo’ in noi stessi e negli altri)

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