Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
Collegati

I chakra

20 aprile 2009

L’assunto è: se veramente esistono questi centri di energia, i famosi sette chakra, allora bisogna sentirli ossia farne esperienza fisica. Il problema è: come sentirli?

Molte persone arrivano in analisi con una richiesta esistenziale finalizzata a trovare un senso più vasto alla propria esistenza.
Esiste poi il loro rifiuto del dilagare della spiritualità a buon mercato ossia delle varie proposte esoteriche ed iniziatiche che sono in commercio e che possono essere anche molto pericolose. Non si tratta quindi di una richiesta misticheggiante ma del desiderio di fare esperienza dell’interiorità della vita.

Il progetto è quello reichiano di realizzare una percezione totale di sé stessi e nello stesso tempo di sperimentare una dimensione più vasta (non più alta) della propria vita che non vuol dire religiosa, ma esperienzale, collegata al corpo, che solo in seguito può ampliarsi in un’esperienza più vasta alla quale si può dare il nome di coscienza cosmica o coscienza del divino.

Il primo passo è l’analisi del carattere. Il carattere è la struttura dell’individuo, il suo modo sovrastrutturale di manifestarsi nel mondo, la sua forma, la sua dimensione, la sua attualizzazione, la sua storicità, ma non è l’espressione dell’essenza individuale, ossia dell’esistere come stato e non in rapporto ad un evento o ad un pensiero. Questa è l’esperienza definita da molte filosofie come esperienza dell’essere. Quando si parla di coscienza non si parla di consapevolezza. La consapevolezza è in relazione a qualcosa, mentre la coscienza non si collega ad un contenuto, è uno stato. Questo stato è come se fosse il contraltare del carattere. Il carattere è la forma che ha acquisito lo stato originario di ciascuno.

La coscienza si può definire come la condizione in cui si esiste senza collegarsi a nessuna dimensione, mentre il carattere impone una forma alla nostra energia. Si può quindi lavorare sul come la nostra energia è strutturata, ossia sul carattere e sulla consapevolezza più profonda del nostro essere.
L’obiezione potrebbe essere: liberando l’energia dalla sua strutturazione non c’è il rischio di destrutturare la personalità dell’individuo?
In realtà il processo avviene gradualmente, seguito dal terapeuta, e di volta in volta la struttura si riassesta in un equilibrio più funzionale. Bisogna addestrarsi ad essere presenti a se stessi nelle varie fasi di ristrutturazione del carattere ed osservarsi nell’azione. Tutto ciò non deve avvenire al di fuori della percezione del corpo.

Per poter destrutturare il carattere occorre che ci sia un autentico desiderio di cambiamento. E’ possibile far nascere una sensazione di identità pur in presenza di una sovrastruttura ed avere la percezione sia della propria struttura, sia del proprio centro, lavorando contemporaneamente sul proprio carattere e sul proprio Sé. La percezione dello stato dell’essere è un’esperienza anche fisica a cui si riesce ad accedere.

Nelle filosofie dell’oriente esistono dei centri denominati chakra. Il primo è quello chiamato della radice che è localizzato nel coccige, perineo, ed è la base dell’energia vitale. E’ quello in cui nasce kundalini, l’energia dell’uomo che dorme arrotolata e che si sveglia e risale centro dopo centro nello sviluppo e nell’organizzazione sempre più armonica dell’uomo. Questa energia è quella più materiale ed è quella che Sri Aurobindo collega all’inconscio della terra. Jung diceva che l’inconscio collettivo dell’uomo reca anche le tracce del regno minerale. La colonna vertebrale ha due entrate/uscite dall’alto e dal basso ed entrambe funzionano sia in entrata che in uscita perché l’energia circola continuamente. Dai piedi ossia, dal primo centro, l’uomo prende l’energia dalla Terra.

Il secondo centro è quello del pube che corrisponde all’incirca alla parte più bassa del ventre, dove inizia l’osso pubico. Qui l’energia non è più così materiale, ma già organizzata in maniera differente a livello evolutivo perché comincia l’incontro tra due individui. La sessualità infatti è la prima spinta biologica alla relazione più semplice. Corrisponde al cervello rettile.

Il terzo centro, centro dell’ombelico è all’altezza dell’addome, nella prima grande bocca, la parte viscerale che è chiamata da Aurobindo il basso-vitale ossia la parte emozionale più primitiva che non è ancora capace di sentimenti di amore, collegata alla fase evolutiva rettiliana anche se già innestata dal limbico.

Il quarto centro è chiamato il centro del cuore, sede del sentimento d’amore e dell’identità profonda. Corrisponde allo sviluppo del limbico. Questo centro ha due livelli, uno più superficiale che è ancora emotivo, è l’altro più intimo che potremmo definirlo l’ingresso che conduce all’anima. Qui c’è l’esperienza di sentire di esistere che nasce e si potenzia. Questo centro può diventare un punto di accesso per far emergere il senso del Sé. Per risvegliare questo centro è particolarmente efficace la meditazione. Il modo più semplice per percepire questo centro è metterci l’attenzione, così gradualmente si hanno dapprima delle sensazioni fisiche e poi questo contatto diviene permanente con una presenza che si può collegare a una percezione fisica.

Il quinto centro è quello della gola nel quale si esce dal limbico e si entra nel mentale. E’ il centro della comunicazione, dell’espressione di sé Qui si realizza il collegamento tra l’emotività (limbico) e la razionalità (mentale).

Il sesto centro è quello della fronte, tra le sopracciglia (terzo occhio). E’ il centro dell’attenzione, della consapevolezza, della discriminazione, dell’intuizione. Risvegliare questo centro offre la possibilità di vedere chiaramente le cose, anche le energie più sottili.

Il settimo e ultimo centro è quello della corona, il loto dei mille petali. Ha molti riferimenti nella religione come l’aureola dei santi. Il centro si apre e si collega all’energia cosmica dando l’esperienza di una individualità che si connette alla cosmicità e perde la sua forma o struttura. Occorre però avere un’esperienza concreta di individualità altrimenti la perdita di confini diviene una destrutturazione completa con una mancanza di centralità. L’esperienza del centro dà una sensazione di unicità con l’immersione in una dimensione più vasta senza tuttavia perdere la propria unicità. Il problema è che non tutti hanno una propria identità, mentre tutti hanno un carattere. L’identità infatti non è il carattere, ma è anche un’esperienza, fatta nella forma, pur tuttavia essendo oltre di essa.

La critica che Aurobindo fa alla psicoanalisi è che lavora solo sui livelli bassi aprendo l’individuo ad energie ed emozioni poco evolute senza contemporaneamente dare la possibilità di collegarsi a livelli più alti. Il progetto di lavoro è quindi quello di aprire inizialmente i livelli più alti. Nella terapia reichiana, lavorando con il corpo, si parte dagli occhi, sbloccandoli dalle tensioni emotive accumulate, per dare una maggiore chiarezza

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3 Commenti a “I chakra”

  1. Jessica-online

    leggere l’intero blog, pretty good

  2. Eliza

    Your aritlce perfectly shows what I needed to know, thanks!

  3. roberto

    GRAZIE

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