Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Diario intimo del II viaggio ad Auroville (Andrea De Angelis)

24 maggio 2009

Caro Roberto, e’ un piacere inviarti questo diario a cui sono molto legato. Mi sembra molto lucido, tuttavia e’ molto lungo. Puoi prendere delle parti e farne quel che vuoi; credo che sia una testimonianza di cosa significa avvicinarsi all’India, alla Madre, ad Aurobindo e all’energia che c’e’ laggiu’. Buona lettura.

13 agosto

La Madre India ti avvolge in un lino colorato, turchese o rosso, e ti fa dormire: ti dà da dormire. Profondamente. Ma poi ti svegli ogni ora, puntuale come un orologio, alle 6, alle 7 alle 8.
Questa è la Madre. Questa è la pulsazione del cuore di mia madre, quella pulsazione mai saputa ascoltare. Troppo soffocata dal dolore, troppo annichilita da altro, dalle preoccupazioni del mentale, del vitale, signori della nostra casa, da sempre.

Gli uomini indiani non sanno usare le mani come – ad esempio – i cinesi. Gli indiani non stanno sulla terra: sono già votati all’infinito. Sembrano quegli albatros di Baudelaire, sembrano quel goffo esemplare dalle grandi ali a bordo di una nave che lo deride, di un mondo che non capisce come e quanto è importante l’esistenza della fede, della poesia che dichiara la fede, della volontà che manifesta la poesia e la fede nel lato pratico, perché nella fede c’è tutto, la fiducia nell’esistenza, nella conoscenza.

Cosa sarebbe la conoscenza senza la fiducia in essa - ecco la fede! -? Sarebbe come quelle parole che non ci arrivano perché non crediamo in esse: quante volte abbiamo ascoltato senza capire, e allora è conoscenza espressa, manifestata senza fiducia, perché la fede sale dalla comprensione profonda. Una conoscenza che si avvale solo del CAPIRE, non diventa sapere, non diventa potere (non sostantivo, intendo il verbo), semplicemente è un ammasso di parole vuote.

Il sapere si piega solo alla fiducia, perché la comprensione è anche la fiducia di avere qualcosa, una fetta di conoscenza a cui si ha avuto accesso, un accesso altrimenti impedito.

Non so quello che non comprendo, ovvero quello che non porto in me, e come potrei portare in me qualcosa di cui non mi fido, qualcosa in cui non credo?

E’ della politica, è della menzogna la possibilità di essere portatore di un pensiero che non si condivide e che non si è portato in sé, un pensiero e un contenuto del pensiero di cui NON ci si FIDA.

E’ con fede che accolgo, è con fiducia che guardo negli occhi e mi lascio penetrare dai tuoi occhi, dalla tua presenza.

Non c’è amore se io non mi fido e non mi affido, se non ti credo, non ti prendo e non ti porto in me. Ecco tutto: è molto semplice, molto, molto semplice.

Come faccio ad amare senza fiducia, senza fede in chi amo ?

L’amore è solo per Dio, se riesco ad amare una donna è perchè lei emana la coscienza di essere anche un pezzo di Dio, o perché io ho fede che in lei esiste questa coscienza. Non una falsa coscienza, una coscienza raccontata e non sincera, ma la coscienza, la consapevolezza che Dio guida le sue azioni profonde.

La musica di Mozart è sincerità, e io mi affido ad essa perché è parte della coscienza di Dio.

Amo ciò che mi avvicina a Dio, amo ciò che mi dà la luce divina, e non la falsa luce della leggerezza senza coscienza, del momento che non elabora, perchè non ne è capace, la fatica di vivere.

Ho toccato nella mia vita alcune persone, la fiducia in loro a cosa era dovuta se non al fatto di essere più o meno sincere nel loro modo di essere, sincere e meritevoli di fiducia, limpide di quello che erano e avevano raggiunto.

La sincerità di cuore, non quella della vita, che non mi interessa: dimmi una bugia piuttosto che lasciare che le tue azioni condizionino il tuo cuore.

Perché magari per consertirti di parlarmi con il cuore dovrai poi comportarti in modo che il tuo comportanento non neghi il tuo cuore (e chi riesce a essere coerente? solo un santo), ma io so che il tuo cuore è sincero, perchè è il tuo braccio a ingannare il tuo cuore, non era il cuore che diceva cose sbagliate o non vere.

Perché il tuo vitale in ogni momento potrebbe tradire il tuo cuore, potrebbe tradire il tuo Dio: è un fatto umano. E non sarò certo io a biasimarti perché già devi rendere conto a te stesso di questo tradimento.

Altra è invece quell’azione che contamina il cuore: un’azione che già conosce l’ipocrisia e che quindi induce il cuore a non essere sincero, a dire cose che non mi toccano, cose che rimangono lontane e alle quali non riesco ad aderire.

Se tu sai che il tuo vitale tradirà il tuo cuore, allora per integrità falsa e cortese, lasci che il tuo cuore racconti balle per rimanere coerente, ma in questo modo non puoi neanche misurare il tuo cammino, non puoi capire nemmeno dove sei, se sei ipocrita, dove sta il tradimento nei confronti di Dio, che a questo punto non ti può guardare benevolo e avere tolleranza.

Se non fai parlare il tuo cuore, con la profonda chiarezza e la volontà del tuo cuore, e non consenti alle tue braccia, le tue gambe, il tuo bacino (se deve accadere accade) eventualmente di tradirlo, non hai possibilità di redenzione, di progresso, di trasformazione.

Questa è la verità della fede e della fiducia nell’altro, nella lealtà dell’altro.

Come faccio a fidarmi di colui che non ha possibilità di redenzione perché non mostra il suo peccato, il suo tradimento, la sua contraddizione, il suo conflitto, la sua lotta con le forze oscure del vitale, del mentale, che lo tengono lontano da Dio e quindi dal suo cuore e dalla (sua propria) parola, che, se è sincera, è sempre parola di Dio?

Il conflitto interiore denuncia una purezza del cuore. L’assenza del conflitto o annuncia una santità raggiunta o è una falsità acquisita e oramai radicata.

Dammi il cuore e le parole del cuore, perché parla Dio.

Ho ascoltato una lettura sulla parapsicologia nello Yoga integrale: conferenza di uno che assomigliava molto ad Aurobindo da giovane, specie nei capelli raccolti dietro e nella lunga barba nera.

Ho avuto altre conferme degli eventi legati all’11 settembre: la mia polmonite e la coscienza che una minaccia universale in quel periodo lasciava le persone avvicinarsi con il cuore, in tutto il mondo, una coscienza collettiva maggiormente pronunciata.

Faith e Will Power sono le forze che il sadhaka integrale deve perseguire, le tecniche potranno venire dopo, ma senza F e WP, niente è possibile, questo è ciò che distingue lo Yoga integrale dagli altri Yoga, dalle altre strade.

Ma quanto cammina un indiano nella sua vita ?

L’India cammina……….questa è una realtà, nel senso che scommetto che i suoi abitanti fanno più chilometri a piedi di quelli di qualunque altro paese al mondo.

La vita in India è sulle strade, delle città, tra le città, sulle provinciali, sulle statali. Brulica di gente che cammina da un luogo ad un altro.

Gli italiani di una volta non andavano di casa in casa, non incontravi nessuno tra due centri abitati che distavano due chilometri uno dall’altro. In India il fatto che tra questi due centri ci sono duemila baracche fa camminare tutti, dando l’apparenza del grande cammino in mezzo al niente.

Le coppie indiane.

Vento oceanico stasera, e da sud.
Come si può scrivere senza amare?

Dio è qui stasera, ogni sera tra le piante e il vento, e così le piante si muovono.
Immagino che pioverà anche stanotte, si preannuncia con il vento e i lampi altissimi, la luna e Mercurio vicinissmo, sono velati leggermente. La mia voglia di dare amore, con la certezza di amare.

In realtà i cirrocumuli minacciosi viaggiano in direzione sud est, i venti vengono da nord-ovest. La luna fa delle ombre oscure e sembra raffigurare dei teschi: ho sempre visto nel cielo la presenza di Dio.

E la Madre è sempre così presente, e Dio nelle piante, nel vento delle piante, rende questo paradiso rosa, costruito tra prati e acque, una psicina e il “patio di Castaneda”, un luogo dove l’inferno e il paradiso e la musica di Mozart – che tiene tutte le emozioni e tutte le invocazioni – si coniugano in un solo messaggio divino, che è UNO.

Ascoltare questa ansia Mozartiana, questa attesa di un evento gioioso liberatorio, c’è angoscia in Mozart nella sua ripetizione di note che si rincorrono senza fine, che girano attorno a se stesse senza soluzione in un Rondò cieco.

I brividi nella schiena, l’immaginazione che vola, il vento tra le piante, le foglie enormi dei banani e domani mi farò dire quali piante sono presenti in questo giardino perché non voler più sottostare ad una compagnia non scelta mi fa venire voglia di cominciare a dare un nome alle cose.

Sono le 23.30 ora e il vento cresce ancora.

Da sempre un brivido nella schiena mi ha dato da vivere. L’ho atteso, e vorrei vivere con un brivido dietro la schiena, sempre.

Io sono terraferma, io sono continente, io sono parte della Madre Terra, ora. Non ho bisogno di tutto da tutti per essere ammesso alla vita.

Sceglievo spesso le isole perché mi sentivo anch’io come loro. Ora sono nella madre India un pezzo di terra che pulsa del cuore del mondo.

Simpatizzare con un’isola è un modo per esorcizzare quello stesso isolamento che ci percorre.
No, una donna indiana che mi sorride, con i suoi denti bianchi mi lascia vivere, per come sono. Ed io vivrò d’ora in avanti sulla soglia delle vite degli altri perché non ho più bisogno delle vite degli altri per credere di vivere anch’io.

16 agosto

Il fatto che più condiziona tutta la mia vita, è che non ho mai creduto alla morte.
L’ho visto come un fatto in fondo giocoso quand’ero bambino. Qualcosa che catturava la mia curiosità e la mia immaginazione.
Questa cosa va serbata con una cura da ritrovare come alcune, tante, osservazioni del mio modo di essere. Neanche la paura di morire si è mai impossessata di me pienamente. Piuttosto un altro tipo di paura, quella legata alla presenza di una malvagità, la oscura presenza del male nelle nostre quotidiane esperienze. Il male fa paura. La luce, il bene, illuminano anche la morte.

L’amore, sì l’amore, può sconfiggere la morte. L’amore è l’infinito canto. Tu non finisci più perché ci sono io ad amarti, e ad amarti veramente.

Quando ho cominciato ad aprirmi alla vita, perché il mio non-essere ha permeato l’inizio del mio transito terrestre, e ho caricato su di essa tutto il valore possibile, distinguendola dalla morte, ho in fondo fatto un passaggio umano, una traslazione dei valori in qualcosa che era ricco e andava colto per come era nella sua interezza.

In fondo io credo profondamente all’inesistenza e alla falsità dell’affermazione che la fine della vita terrena significhi fine di tutto.

Siamo molto di più, c’è una parte di noi – e deve crescere – che è già luce divina. Occorre illuminare anche tutto il resto.

Mi pongo domande infinite in questi giorni ad Auroville.
Sulla mia capacità di amare.
Porto amore vero? So amare Dio?

Sono giunto a delle conclusioni in questi giorni, chiare, sorrette dalla presenza costante di Mere.

Amore è possibile solamente se si ha fede.
L’unica fede possibile è fede in tutto ciò che esprime Dio, che è pura essenza di Dio.
Amore si prova verso le vere espressioni di Dio. Ogni amore è amore per Dio, non c’è amore se non per Dio. L’amore per se stesso è possibile solo se ci si riconosce come parte di Dio, altrimenti si può solamente provare un senso di disprezzo. Se non si è illuminati dalla luce di Dio non ci si può amare.

Se non ci si riconosce nel disegno di Dio, se non ci si ama, non si può perseguire il dharma, non si può rispondere alla legge interiore che guida ogni nostra azione.

Ogni azione si lega alla percezione di Dio, ogni amore provato è per qualcosa che risveglia Dio, ad esempio la parola.

Amo quando la mia parola si risveglia, e questo avviene con un medium, allora amo chi consente alla parola di prendere le redini della mia vita.

Fiaccare le possibilità della mia parola è opera maligna: questo è ancora più chiaro.
Per sopravvento della parola intendo una chiarezza delle cose. So che esiste chi mi rende libero nella mia possibilità di espressione, nella possibilità di liberare la mia parola e il mio pensiero. La libertà di espressione che mi fa essere felice con te, è la libertà che incontro di fronte a te, e l’obiettivo di stare al tuo fianco è ancora lei, la libertà di essere chi sono. Tu mi dai la parola. Tu sei l’infinito canto, quello che non consentirà la tua finitudine, finchè io saprò amarti così.

So di amare e di poter amare.
Oltre a questo punto c’è la ricerca delle radici di Dio: l’amore. E quell’amore mi guida verso qualcuno che so mi restituisce il senso delle cose. Il senso delle mie cose. E di Dio dentro di me. E tu realizzi questo miracolo. E l’amore è produttivo, l’amore dà frutti.

Il mio lavoro mi mette sempre più in contatto costante con i movimenti della Prakriti, della natura che contiene anche quanto di più cattivo e violento esiste.

Il potere e la politica si allontanano interminatamente dal SENSO.

E’ chiarissimo questo.

Il mio Purusa deve essere preservato, deve rimanere intatto, altrimenti il rischio è di perdere completamente il lume trovato, il Dio che cresce dentro a poco a poco, a mano a mano che ci si avventura in una nuova percezione.

Ora il lavoro può riprendere, perchè la MORTE NON ESISTE. Ed ogni amore è per Dio.

 

Un Commento a “Diario intimo del II viaggio ad Auroville (Andrea De Angelis)”

  1. ginseng

    ps2 il dolore e la rinascita dell’ autore sono quasi palpabili..sta elaborando un lutto ..mi auguro che ora sia finalmente sereno..

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