Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
Collegati

La psicologia transpersonale (Riccardo Venturini)

26 ottobre 2007

La psicologia transpersonale si è affermata negli ultimi decenni nel panorama della psicologia come un campo indipendente di studi e applicazioni, detto della “quarta forza”, poiché intende includere ed espandere le “forze” della psicoanalisi, del behaviorismo e della psicologia umanistica. Essa è - secondo una definizione data dall’Institute of Transpersonal Psychology - “un’area di ricerca, formazione e applicazione basata sulle esperienze di temporanea trascendenza della usuale identificazione con le nostre limitate individualità biologiche, storiche, culturali e personali e, ai più profondi livelli, di riconoscersi/essere “qualcosa” di una più vasta intelligenza e compassione che comprende l’intero universo”. Il termine transpersonale si vuole far risalire a Jung, il quale ha usato la parola überpersönlich a proposito dell’inconscio sovrapersonale o collettivo. Maslow ha spiegato che il termine fu preferito a quelli di “transumanistico” o “transumano”, per indicare qualcosa oltre l’individuo, guardando allo sviluppo della personalità individuale in qualcosa di più inclusivo e più grande di lui (ma, andrebbe sottolineato, non di collettivo). Centrale, in tale orientamento, è il concetto di auto-realizzazione. Secondo la psicologia umanistica, l’auto-realizzazione comprende l’armoniosa e non conflittuale soddisfazione di bisogni, unita all’espressione e attualizzazione delle proprie potenzialità; in altre parole, essa corrisponde al vissuto del compimento del proprio personale destino, dell’accettazione di sé e della soddisfazione di aver trovato un significato e una mèta per la propria esistenza. La psicologia transpersonale, rivolgendo il suo interesse alle esperienze in cui l’identità personale è estesa al di là dei confini individuali per comprendere aspetti più ampi dell’umanità, della vita e del cosmo (v. Walsh e Vaughan, 1993), afferma una diversa visione della coscienza e include nell’auto-realizzazione la soddisfazione di quei bisogni specificamente umani che, come sottolineava Fromm, riguardano il bisogno di senso, di orientamento, di devozione. Se il personale ordinario, nella sua limitazione, tende a essere costrittivo e separato, il transpersonale sottolinea la nostra fondamentale unità con la vita e con gli altri, tutti essendo parte di quella Realtà ultima di cui viviamo e per cui viviamo. Dal punto di vista transpersonale, dice ancora la definizione dell’ITP, “la nostra ordinaria, “normale” individualità biologica, storica, culturale e personale è vista sì come qualcosa di importante, ma come una manifestazione o espressione in qualche modo parziale (e spesso patologicamente distorta) di questo più grande “qualcosa” che è la nostra più profonda origine e destinazione.

Poiché ordinariamente ci si identifica col personale, che tende a separarci, piuttosto che col transpersonale, che esperienzialmente ci conduce alla nostra fondamentale unità e identità con gli altri e con la vita tutta, la conoscenza intelligente del e/o il contatto col transpersonale può essere di grande valore per risolvere i problemi di un mondo diviso al suo interno”.

Sfaldatosi (anche se non del tutto crollato) il muro culturale del positivismo riduzionistico da sempre avverso alle concezioni olistiche ed emergenzialistiche, è divenuto oggi più agevole operare per la creazione di un ponte tra la psicologia scientifica e gli insegnamenti delle psicologie spirituali incorporate negli insegnamenti di grandi tradizioni sapienziali come il vedanta, il buddhismo e il cristianesimo.
Riandare a queste dottrine di vita per trovare risposta alle domande riguardanti l’auto-realizzazione e i mezzi per attuarla da parte dell’uomo d’oggi è uno dei grandi compiti che la psicologia transpersonale si è assunto. Walsh e Vaughan sostengono addirittura che, quando gli storici si volgeranno indietro a guardare alla psicologia del XX sec. potranno concludere che alcuni dei più importanti passi avanti non sono consistiti in nuove scoperte, ma nel riconoscimento di principî e di tesi delle antiche tradizioni sapienziali.

Perché la visione della realtà di una tradizione possa essere efficacemente comunicata-a e resa fruibile-da una diversa cultura o tradizione è necessaria l’opera di quelli che Jung ha chiamato mediatori gnostici, persone che avendo cioè incorporato una tradizione di saggezza possono comunicarla parlando della propria esperienza ma usando i concetti e la lingua delle persone con cui desiderano comunicare. La psicologia traspersonale ritengo possa oggi venire riconosciuta come una sorta di mediatore gnostico collettivo, capace di “offrire una strada con cui la saggezza eterna può fare nuovamente il suo ingresso per infondere e magari trasformare la cultura occidentale” (Walsh, 1992). D’altro lato, questo mediatore gnostico sembra poter offrire nuovi modi di considerare la psicologia dell’esperienza religiosa e potersi configurare come un nuovo “veicolo” che l’umanesimo critico-scientifico è in grado di offrire alle tradizioni spirituali per confrontarsi con la riemersione del sacro nella nostra età post-secolarizzata.

Pagine di questo articolo: 1 2

Un Commento a “La psicologia transpersonale (Riccardo Venturini)”

  1. Lillah

    I really appreciate free, succinct, reaillbe data like this.

Lascia un commento