Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Approccio alla psicologia transpersonale (Charles T. Tart)

12 agosto 2007

tratto dalla Conferenza tenuta da C.T.Tart nel 1993 all’Università di California

E’ stato a lungo di moda parlare dell’umanità come di una specie creatrice di utensili. Questo è corretto, ma, sfortunatamente, noi tendiamo a concentrarci sugli utensili secondari, le macchine fisiche, esterne, ed ignorare lo strumento primario e più importante, la coscienza umana, le nostre stesse menti.
Quale è la natura della coscienza umana, specialmente i suoi aspetti più profondi ed interiori? affronterà questa questione da tre prospettive correlate che rappresentano gli aspetti principali sia della mia ricerca scientifica, che della mia vita personale come occidentale. (La mia vita personale è inclusa in questa dichiarazione di approccio, dato che non possiamo ignorare la mente dello scienziato quando viene a studiare la mente, come facciamo invece in molte altre discipline esterne). Le tre prospettive sono quelle della psicologia ordinaria, la psicologia transpersonale e la parapsicologia. Discuterà brevemente ciascuna di queste prospettive a turno, con commenti sulle sue implicazioni primarie per comprendere la coscienza.

Psicologia ordinaria

Comincio innanzitutto con la psicologia ordinaria, la corrente principale della psicologia, una area a lungo dominata da due approcci, quello comportamentistico e quello psicoanalitico. Il comportamentismo insiste sul fatto che i comportamenti osservabili esterni(fenomeni materiali) sono la sola materia appropriata di una psicologia scientifica. Esso ci ha dato utili strumenti di ricerca in alcune aree, ma il suo rinunciare all’esperienza come soggetto di ricerca legittimo lo ha reso troppo ristretto. L’approccio psicanalitico/psicopatologico, formatosi dalle osservazioni e dalla terapia con i malati mentali, è stato molto utile nel trattare con la malattia mentale, e portato molta luce sulle ordinarie attività di coscienza, specialmente tipi di patologie socialmente non evidenti. Sfortunatamente questa seconda grande corrente tende a vedere quasi tutte le attività umane come patologiche, dandoci una visione distorta.

Il comportamentismo classico non ha più una grande importanza in psicologia, in parte per le sue limitazioni, ma soprattutto per essere stato largamente sostituito dalla contemporanea psicologia cognitiva. La psicologia cognitiva è stata ispirata dai computer digitali, e la sua funzione primaria è di spiegare la coscienza in termini di semplici, non-consci sottosistemi, per ridurre il tutto a procedure di elaborazione di informazione in un sistema fisico, sia che questo sistema sia un computer digitale od un computer biologico.
Come risultato della dominanza degli approcci comportamentistici/cognitivi e psicanalitici, gli esseri umani tendono ad essere visti come niente più che una combinazione di robot ed animali guidati istintivamente, i cui grezzi istinti sono a malapena tenuti in scacco dalla civilizzazione. Questi punti di vista non incoraggiano l’esplorazione dei livelli più profondi della consapevolezza, dato che essi suggeriscono che tutto ciò che troviamo lì sono impulsi primitivi ed animali, che è meglio lasciare stare.

Queste due scuole psicologiche dominanti sono molto in armonia con la visione materialistica dell’uomo che ancora domina il pensiero Occidentale, una visione che, quando si maschera da scienza, io ed i sociologi della scienza abbiamo chiamato “scientismo”, una rigidità e patologia del pensiero che prende il successo delle scienze fisiche e le loro attuali scoperte come un totale sistema di pensiero. E’ chiamato scientistico o scientismo per la sua somiglianza a vari altri sistemi dogmatici religiosi o politici, in sostituzione della continua apertura a nuove idee e dati che le vere ricerche scientifiche dovrebbero avere. Per illustrare gli effetti dello scientismo sulla vita occidentale, qualche anno fa io ho messo a punto un esercizio esperienziale da usare nei seminari, un “esperimento sulle credenze” che ho chiamato il “credo occidentale”. Il suo scopo era di rendere la gente consapevole delle implicite e nascoste assunzioni che la civiltà occidentale e lo scientismo hanno instillato in vari gradi in tutti noi, persino nelle persone che pensano di avere un orientamento spirituale verso la vita. Descriverà solamente l’esercizio sul credo occidentale oggi, dato che è usualmente troppo emozionalmente potente da fare se non si ha i tempo di lavorare con i sentimenti che emergono da esso. Nonostante questo il solo sentirlo descrivere vi darà qualche sensazione.

Io chiedo alla gente di partecipare ad un “esperimento sulle credenze”, un periodo di 20 minuti durante il quale essi credono le parole che in seguito vengono dette quanto più possibile e cercheranno di osservare ed in seguito condividere le loro reazioni emotive a questo. Io li forzo a partecipare emozionalmente, piuttosto che intellettualmente, dal cuore piuttosto che con la testa, dato che è l’aspetto emozionale delle nostre convinzioni che è di primaria importanza nelle loro vite.

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Un Commento a “Approccio alla psicologia transpersonale (Charles T. Tart)”

  1. Bill Bartmann

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    -Bill-Bartmann

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