Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Medicina Integrale: un’antologia noetica (Ken Wilber)

26 novembre 2006

Introduzione di Ken Wilber al libro ‘Integral Medicine: a Noetic Reader

Mi è sembrato sempre molto interessante il fatto che uno dei principi fondamentali del Giuramento di Ippocrate (un giuramento che, per 2000 anni, molti medici hanno prestato sotto varie forme in tutto il mondo) sia semplicemente: “Non danneggiare i tuoi pazienti”. Nell’insieme del testo, quest’ingiunzione negativa salta agli occhi immediatamente. Perché mai si è ritenuto necessario richiedere al futuro medico un simile impegno? E’ come se Ippocrate avesse capito che dell’enorme potere esercitato dal medico - un potere che, d’altra parte, si dimostra spesso positivo e benefico- un aspetto dovesse essere controllato più degli altri, cioè la capacità, quasi senza precedenti, di danneggiare legalmente una persona.

Molte versioni del Giuramento mostrano come Ippocrate (identificato per lungo tempo con Ippocrate il Grande, ma che, secondo studi recenti, sarebbe stato invece un membro della Scuola Pitagorica, cosa che non nuoce per niente al suo prestigio) avesse capito anche che, specialmente nel caso della medicina, ci sono due modi di danneggiare il prossimo: con errori d’azione e con errori d’omissione. Un medico può danneggiare il suo paziente con quello che conosce ma, ancor più, con quello che non conosce.

Lo scopo della medicina integrale può essere descritto, in modo molto semplice, come l’aspirazione a diminuire il danno fatto da questi due errori, e, quindi, preparare in modo più efficace le condizioni affinché avvenga quel miracolo straordinario che, 2000 anni dopo, nessuno di noi ancora riesce a comprendere: la guarigione.

Detto in modo più positivo, la medicina integrale ha l’obiettivo di utilizzare un approccio al trattamento delle malattie che sia il più completo e comprensivo possibile, mentre, naturalmente, si prendono in considerazione tutte le realtà pragmatiche quali i limiti di tempo, le restrizioni poste dalle assicurazioni e tutti gli aspetti pratici della professione. La medicina integrale, che si sta sviluppando rapidamente oggi, ha ormai superato i primi tentativi fatti in questo campo e noti sotto il nome di “medicina olistica” “allopatica”, “alternativa” e “complementare”. Sebbene alcune componenti di questi sforzi pionieristici siano da ritenere, tuttavia, la medicina integrale si sta sviluppando a partire da un quadro di riferimento che ha una portata più vasta, è più radicato nella ricerca empirica ed è interrelato in modo più efficace con i modelli comprensivi della psicologia e della coscienza umane. E’ utile ricordare che la medicina integrale è molto diversa sia dalla medicina convenzionale sia da quella complementare, anche se cerca di includere gli elementi validi ed efficaci di entrambe.

Come si presenta, allora, questa medicina integrale? E come potrebbe essere messa davvero in pratica, visto che ci sono, nel mondo attuale, evidenti ostacoli di carattere economico e pratico? I capitoli seguenti tentano di rispondere proprio a queste domande. Prima di presentare a grandi linee alcune delle innovative conclusioni di questo libro, prepariamo il terreno considerando alcuni problemi e dilemmi tradizionalmente affrontati dalla maggior parte dei medici e dei professionisti della salute.

Tutti conoscono il primo problema, dato che per anni è stato conficcato nella testa degli studenti di medicina: “Non coinvolgetevi emotivamente con i vostri pazienti”. Quando fu concepita, quest’ingiunzione non voleva certamente esortare i medici a trattare in modo crudele e insensibile i pazienti, come se fossero oggetti; era, piuttosto, il tentativo genuino e sincero di assumere un atteggiamento spassionato e scientifico nei confronti della malattia e della guarigione. Si riteneva che il coinvolgimento emotivo potesse non solo logorare il medico, ma ottenebrarne il giudizio, finendo per danneggiare anche il paziente.

Ma, a partire da circa dieci o vent’anni fa, c’è stata un’esplosione di consistenti ricerche empiriche che dimostravano che l’interferenza positiva di alcuni fattori emozionali, da parte sia dell’operatore sanitario sia del paziente, non solo riduceva in molti casi il tempo di guarigione del malato, ma anche i costi delle cure mediche. E questo non era il caso di persone “problematiche” che reagivano meglio se erano tenute per mano da qualcuno. Studi controllati hanno dimostrato in modo probante che, se alcuni elementi emozionali e affettivi sono implicati nel processo di cura di una patologia, la tendenza a registrare effetti positivi si manifesta in tutti i tipi di pazienti. Detto in modo brutale, se non c’è un coinvolgimento emotivo di qualche tipo, non solo aumentano i costi sanitari, ma viene anche danneggiato in modo significativo il paziente. Cosa deve fare allora il povero medico?

Le scuole di medicina nel nostro paese cominciarono a guardare queste ricerche con ostilità. Tutta la questione sapeva troppo di “New Age” per la maggior parte del personale medico. Tentare di introdurre questi fattori “soggettivi” era l’esatto contrario di quello che la medicina moderna riteneva che si dovesse fare. Tuttavia, tutte le scuole mediche erano costrette a confrontarsi con questo problema, poiché le ricerche mostravano che i pazienti abbandonavano la medicina ortodossa e spendevano circa due miliardi di dollari l’anno per tipi di cure mediche che non ignoravano questi fattori soggettivi. Oggi, circa due terzi delle scuole americane prevedono corsi di medicina complementare, sebbene la relazione tra i due approcci rimanga difficile (e persino cinica) come è sempre stata. La medicina integrale cerca di trovare un quadro di riferimento in cui questi due approcci, convenzionale e complementare, possano esistere senza imbarazzo per nessuno dei due.

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Un Commento a “Medicina Integrale: un’antologia noetica (Ken Wilber)”

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