Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Stili di respirazione (David Boadella)

26 Marzo 2007

L’urlo di paura che provocò la dissoluzione del senso di depersonalizzazione in realtà non rappresenta niente altro che il pianto della nascita.
Esso riporta la persona senza identità a un certo livello di contatto col suo corpo. Siccome lo stato di depersonalizzazione si identifica con un atteggiamento emotivo di negazione della respirazione e della nascita, la paura che la respirazione si blocchi causa una inspirazione frenetica e affannosa. Per uno schizoide, è possibile che una respirazione profonda faccia emergere sensazioni di morte per soffocamento. Così Lowen chiarisce quanto appena detto: “Spalancare la gola per respirare suscita sensazioni di annegamento in parecchi pazienti. Uno di essi ebbe a più riprese questa impressione, ma non riuscì a ricordare alcun incidente da collegare a un’esperienza di quel genere. L’interpretazione logica fu che l’impressione di annegamento era la sua reazione a un flusso di lacrime e tristezza che gli inondava la gola, quando ne rilasciava le tensioni. Allo stesso modo si possono interpretare come travolgenti sentimenti di tristezza anche le impressioni di soffocamento frequentemente riportate dai pazienti.

ANIMA E CORPO

Ma la sensazione di annegamento ci fa supporre una possibile associazione con la vita intrauterina,
nella quale il feto fluttua in un mare di liquido. Sappiamo che il feto compie dei movimenti respiratori nell’utero dal settimo mese in poi. Non significano nulla dal punto di vista funzionale. Ma è ammissibile che se uno spasmo uterino dovesse troncare l’affluenza di sangue ossigenato nella placenta per un tempo significativo, questi movimenti respiratori sperimentali potrebbero diventare dei veri tentativi di respirare. E allora l’impressione di annegamento deriverebbe dall’afflusso di liquido amniotico nella gola del feto. Questa è pura speculazione, ma non si può escludere la possibilità di
esperienze intrauterine del genere.” (5)(pag. 165-166).
Un’altra forma di respirazione di tipo schizoide descritta da Lowen sembra essere l’opposto di quella evidenziata dal paziente di Reich e da quello di cui si è appena parlato. Si tratta di una situazione in cui una persona blocca la respirazione nel momento della inspirazione.
Questo tipo di respirazione schizofrenica” scrive Lowen “ha una connotazione emotiva. Se provaste a rifarla su di voi (gonfiare il petto e spingere in dentro la pancia) sentireste un rantolo, quando l’aria entra nei polmoni. Non è difficile riconoscere in ciò una espressione di paura. Lo schizofrenico respira come se si trovasse in uno stato di terrore”. (6).
Qualora questo rantolo lo si lasciasse uscire in modo tale che nessuno possa percepirlo, l’espressione di paura verrebbe poi congelata e introiettata. Lo schizofrenico respira come un uomo che si finge morto su un campo di battaglia e che verrebbe ucciso, se, a causa dei suoi movimenti respiratori, facesse vedere che è vivo. E’ capace di respirare, ma non deve assolutamente essere visto respirare.
L’atteggiamento della respirazione di tipo isterico mette in luce la tendenza opposta: a tutti i costi egli (l’isterico; n.d.t.) deve essere visto respirare. Respirando, almeno dimostra di essere vivo e fuori dall’utero, ma si tratta di un modo di respirare ansioso e allarmato, la respirazione di uno che ce l’ha fatta per un pelo. Ansia vuol dire contrazione e la respirazione di una persona isterica non è altro che
un modo di respirare contratto, attraverso il quale la respirazione lotta per affermare se stessa.

Si cerchi di immaginare” ha scritto Reich, “di essere stati spaventati o di trovarsi in uno stato di angosciosa attesa di un grande pericolo. Involontariamente si tratterrà il respiro e si rimarrà in questa posizione. Poiché non si può cessare completamente di respirare, presto si espirerà nuovamente, ma l’espirazione non sarà completa e profonda, ma leggera; non si inspirerà pienamente, ma solo a tratti……. Che funzione ha l’atteggiamento descritto della respirazione leggera? Se guardiamo la posizione degli organi interni e il loro rapporto con il plesso solare, comprendiamo immediatamente di cosa si tratta. Quando si è spaventati si inspira involontariamente; come per esempio nell’annegamento ed è proprio questa inspirazione particolare che porta alla morte. (3)(pag. 314-315).

Reich prosegue descrivendo come i bambini imparino a lottare contro gli stati d’angoscia riducendo significativamente la loro respirazione e sopprimendo i sentimenti angosciosi. Se ci riescono, il risultato di blocco affettivo e di rigido trattenimento, porta al blocco toracico con muscolatura irrigidita, di cui si è già detto.
La struttura corporea tipicamente isterica lotta contro la tensione allo scopo di riuscire ad esprimere alcuni sintomi d’angoscia e, servendosi di questi, impara a manipolare l’ambiente circostante. La modalità di respirazione è identificabile con quella che Nic Waal ha descritto: respirazione agitata che provoca la sensazione di essere a corto di fiato. Ecco cosa rispose Katherina, una paziente di Freud, alla domanda: “Di che cosa soffre, dunque?: Ho affanno nel respirare, non sempre, ma qualche volta mi prende e credo di soffocare”.
Freud così commenta: “A prima vista, questo non sembrava un sintomo nervoso, ma presto mi parve verosimile che si trattasse di una terminologia solo sostitutiva per indicare un attacco d’angoscia. Dal complesso di sensazioni dell’ angoscia essa aveva estratto il solo elemento della ‘dispnea’ sottolineando eccessivamente questo singolo fattore”. (7)(pag. 280-281).

ANIMA E CORPO

Il dialogo tra Freud e Katherina così prosegue:
Si sieda qua. Mi descriva come è questo stato di mancanza di respiro”.
Mi prende all’improvviso. Prima di tutto è come se qualcosa mi premesse sugli occhi. La testa mi diventa così pesante e sento un ronzio insopportabile, e mi gira tanto la testa che quasi cado giù, poi
qualcosa mi schiaccia il petto così che non posso respirare”.
E in gola non nota niente?
La gola mi stringe come se dovessi soffocare!.
E le capita qualche cosa d’altro alla testa?
Si, c’è un martellamento, abbastanza da farla scoppiare.
E quando le accade non ha paura?
Credo sempre di essere sul punto di morire. Sono coraggiosa, vado dappertutto da sola, nella cantina
e giù per tutto il monte, ma nei giorni in cui mi accadono queste cose, non ho il coraggio di andare
in nessun posto, credo sempre che ci sia qualcuno dietro di me e che mi afferri all’improvviso”. (7)(pag. 281).

Quanto appena riportato ci fornisce molte delucidazioni sulla differenza che c’è tra il modo di respirare di tipo isterico e quello schizoide. Quando ella (Katherina; n.d.t.) sente di soffocare e di non riuscire ad inspirare, nella testa si manifesta una pressione. Reich afferma:

se si mantiene a lungo un atteggiamento di attesa angosciosa, si comincia ad avvertire una pressione alla fronte. Ho curato diversi pazienti in cui non riuscivo ad eliminare la pressione alla fronte se non dopo aver scoperto l’atteggiamento di attesa angosciosa nella muscolatura toracica. (3) (pag. 315).

Comunque sia, la persona isterica tende ad esprimere un pò del suo panico, a buttare fuori il proprio senso di soffocamento attraverso la respirazione agitata, quasi flirtando con la morte, ma dimostrando però sempre un’inconfondibile vitalità.
La respirazione dell’isterico è come quella esitante e terrorizzata di un neonato che ha combattuto una difficile lotta per nascere.
Non sto suggerendo che sia possibile classificare rigidamente tutti i vari stili di respirazione e assegnare meccanicamente uno stile di respirazione a un carattere. Le persone vivono le proprie esperienze
ciascuna in modo diverso da tutte le altre. Queste esperienze portano a tutte le gradazioni possibili delle differenti tendenze caratteriali e atteggiamenti corporei. I diversi stili di respirazione sfumano l’uno nell’altro, e per una stessa persona possono manifestarsi perfino estremi opposti, quando vengono superati i limiti dello stress, nelle condizioni instabili di ansia o di tensione.
Comunque, considerare i vari titpi di respirazione in termini di esperienza uterina e di nascita, di tensioni intestinali e di tensioni muscolari interne, penso che possa aumentare la comprensione di alcune delle dinamiche con le quali veniamo in contatto quando lavoriamo con persone che lottano contro le tensioni, i sensi di colpa e le crisi esistenziali legate al lasciare uscire o al trattenere l’aria.

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2 Commenti a “Stili di respirazione (David Boadella)”

  1. Giuliana

    Salve! Prima di tutto, complimenti per la traduzione, assolutamente perfetta. In secondo luogo, avrei bisogno di un’informazione molto importante: in che anno è stato pubblicato quest’articolo in lingua originale, in che mese? Ho bisogno di queste informazioni per inserirlo nella bibliografia della mia tesi di laurea, ci sono informazioni di importanza fondamentale per me! Grazie mille!

  2. roberto

    Non ricordo come sia entrato in possesso di questo articolo.

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