Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Basi scientifiche e sviluppi della psicoterapia corporea (Luciano Rispoli)

26 gennaio 2009

Le origini della psicoterapia corporea

Erano gli anni ‘20 quando Wilhelm Reich proponeva le prime ipotesi sull’esistenza di interconnessioni profonde e complesse tra lo psichico e il somatico, sulle leggi di identità funzionale tra due aspetti di una medesima realtà, sulla necessità in psicoterapia di intervenire anche sul versante corporeo.

In realtà già dalle formulazioni di Freud si era cominciata a delineare la necessità di uno studio dei funzionamenti psichici che tenesse conto dei processi corporei. In Freud questo aspetto si presentava, in accordo con il modello della scienza del tempo, come “biologismo”, nella sua teoria delle pulsioni.

Ma il corpo in ogni caso non poteva essere relegato alla sola storia infantile dell’individuo; esso era comunque presente anche all’interno della stessa relazione terapeutica, nei suoi processi di comunicazione, anche se si era intenzionati a coglierne solo gli aspetti verbali, simbolici, o fantasmatici. Il corpo esiste nei silenzi, nel tono di voce, nelle posizioni che il terapeuta assume rispetto al paziente nel setting, nei movimenti. Con il corpo si parla e si agisce anche se in modo implicito o inconsapevole. E nella terapia ci sono ben presenti sia il corpo del paziente che quello del terapeuta.

Ecco perchè l’importanza del corpo in psicoterapia è stata in fondo sempre riconosciuta nella storia della psicologia clinica, anche se in maniera sotterranea e non organica. L’interesse per il corporeo è sempre stato vivo, e ha spinto numerosi ricercatori ad affacciarsi su questo vasto e affascinante spazio.

La storia delle terapie è dunque punteggiata di autori che si sono mossi in tal senso.

All’interno del modello psicoanalitico è sufficiente citare la tecnica attiva di Ferenczi, l’esperienza emozionale correttiva di Alexander, l’holding di Winnicott, il concetto di amore primario di Balint, le concezioni sulla metodologia e sulla tecnica di Racker; via via fino alle formulazioni sul Sé di Fairbairn, di Kohut, di Stern e alle recenti tesi sull’haptonomie di This e Veldman.

Esempi altrettanto significativi vengono da altri modelli clinici: dal behaviorismo con i suoi concetti, ad esempio, di modeling e flooding, dalla gestalt con il suo interesse per come il corpo si rappresenta e rappresenta se stesso agli altri, dagli studi di Schultz, con le sue tecniche di training autogeno somatico, e così via.

Ma Reich rimane comunque colui che fondò le basi di una nuova teoria corpo-mente, che teorizzò l’approccio diretto, profondo e sistematico, al corporeo in terapia. Le sue scoperte e le sue osservazioni costituiscono ancor oggi una pietra miliare nel cammino che la scienza ha fatto in questo specifico settore. Il suo concetto di identità funzionale tra psiche e soma apre la strada a tutte le discipline e le metodologie che su questa concezione si sono originate o si sono sviluppate. Unità e identità psicosomatica si aprono alla grande scoperta che nel corpo è scritta tutta la storia delle nostre emozioni e dello sviluppo della nostra vita, sin da quando nasciamo.

Reich è dunque il più importante tra i ricercatori che posero le basi della grande area teorica della psicoterapia corporea, avendo per primo dimostrato, con intuizioni per quel tempo eccezionali, che era necessario integrare il lavoro terapeutico tradizionale con interventi sul corpo, mirati a modificare condizioni muscolari e neurovegetative che altrimenti avrebbero continuato a retroagire sul paziente riportandolo allo stato di malattia.

Sotto l’impatto di alcuni aspetti di Reich recuperati in Europa negli anni ‘60 (dopo il suo ultimo periodo biofisico americano), della pratica degli encounter groups che si diffondevano negli stessi anni in California, per la spinta delle idee di Schutz, di una rivalorizzazione delle discipline corporee orientali, di esperienze di danza e di movimento, di ricerche sulla psicomotricità, nascevano e si moltiplicavano numerose tecniche di psicoterapia corporea. A volte, però, queste tecniche rimanevano fini a se stesse, senza una teoria di riferimento; altre volte finivano per perdersi in un eccesso opposto, rispetto alle terapie verbali, puntando prevalentemente se non esclusivamente al corporeo.

Sta di fatto che tutto questo fermento di ricerca e sperimentazione aveva saldamente avviato, al di là di comprensibili errori, un movimento inarrestabile che avrebbe portato ad una delle aree teoriche della psicologia clinica più ricche di fermenti e di potenzialità.

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