Psicologia Olistica

Dott. Roberto Maria Sassone
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Wilhelm Reich: la rivoluzione sessuale (Valerio Evangelisti)

26 luglio 2006

Riproporre la lettura di un testo intitolato La rivoluzione sessuale potrebbe sembrare superfluo. Molti credono infatti che la rivoluzione sessuale sia già avvenuta, e che dunque la tematica sia oggi trascurabile. Purtroppo non è così, e mi sforzerò di dimostrarlo.
Dal 1992 disponiamo, finalmente, di un’edizione del lavoro di Reich davvero integrale (W. Reich, La rivoluzione sessuale, ed. Erre Emme, oggi rintracciabile nei remainders) . Non lo erano quelle proposte a suo tempo da Feltrinelli: incompleta la prima, del 1963; fuorviante, a causa dei rimaneggiamenti operati dallo stesso Reich durante l’esilio americano, la seconda, del 1974 (ambedue più volte ristampate, da ultimo nel 1987). Invece la ripubblicazione curata dalle edizioni Erre Emme si propone come una ricostruzione filologica molto accurata, in cui il testo originale, del 1930, viene restituito nella sua integrità, mentre tagli e interpolazioni successive sono evidenziati ricorrendo a parentesi e a differenti caratteri tipografici.

E’ bene infatti ricordare - rimandando per i dettagli alle biografie esistenti, non sempre pregevoli - che Wilhelm Reich, capofila e unico esponente davvero coerente della “sinistra freudiana” negli anni ‘20 e ‘30, fiancheggiatore del partito comunista austriaco e militante delle formazioni armate antifasciste, a partire dagli anni ‘40 si spostò su posizioni sempre più distanti dal marxismo, anche se costantemente ispirate a una visione libertaria. Ciò soprattutto per l’incomprensione con cui le sue tesi erano state accolte dalla sinistra austriaca e tedesca, e per la loro evidente incompatibilità con lo stalinismo. Parallelamente, la sua ricerca di una base biologica della “libido”, ipotizzata e poi abbandonata da Freud, lo indusse a studiare una forma di energia diversa da tutte le altre esistenti - da lui chiamata “energia orgonica” - e sostanzialmente a smarrirsi su quel sentiero, anche a causa delle attrezzature imperfette di cui disponeva. A partire dagli anni ‘50 fu dunque lo stesso Reich a rimettere mano ai suoi lavori di gioventù, cancellandone i riferimenti marxisti (”democrazia del lavoro” invece di “socialismo”, tanto per fare un esempio) e riempiendoli di riferimenti alla neonata “teoria dell’orgone”. Lo stesso fecero, ancor più pesantemente, i suoi poco brillanti successori.

Comunque, riletta nella versione originaria, La rivoluzione sessuale rivela la grandezza del suo autore e la limpida carica sovversiva delle sue idee. La prima è oggi fuori discussione. Spetta a Reich il merito indiscusso di avere introdotto nella psicologia le tecniche di analisi del carattere, di essere di fatto (molto più di Groddek) l’ideatore della psicosomatica, di avere connesso per primo condizioni sociali e patologie psichiche - in pratica, di avere tatto fare agli studi psicologici un salto di almeno un decennio, con conseguenze che si riverberano ancora oggi su correnti anche molto lontane dalla sua. Ma il Reich innovatore non sarebbe esistito senza il Reich sovversivo, continuatore non solo di Freud, ma anche di Engels nella sua polemica contro l’istituto familiare borghese.

E qui torniamo a La rivoluzione sessuale. Che prende le mosse dall’esperienza clinica di Reich, gestore negli anni ‘30, a Vienna, di un “Consultorio di igiene sessuale” gratuito a favore delle classi meno abbienti (mentre Freud, ricordiamo, era stato il teorico della regola degli alti onorar!, tuttora vigente). Nella propria esperienza diretta, Reich si accorge che tutte le patologie psichiche, senza distinzione, derivano da repressione sessuale; e che la maggior parte della popolazione soffre di una patologia o dell’altra.

Anche Freud era partito da posizioni analoghe, ma poi - secondo Reich spaventato dalle implicazioni del proprio discorso - aveva introdotto motivazioni di ordine culturale, culminate nell’infelice concetto di “pulsione di morte” (abbandonato poco dopo la sua formulazione). Altri brillanti psicoanalisti, come Adler e Jung, giungeranno a ridurre enormemente il ruolo della sessualità nella psicopatologia, e comunque a farne una componente tra molte altre. Invece In Reich la sessualità - e meglio ancora la genitalità- resta centrale, e se la contestualizza non è per annacquarne l’impatto, ma per studiarla alla luce della dinamica delle classi in conflitto. Egli nota, infatti, che la gioventù operaia soffre, di regola, di minori inibizioni sessuali di quella borghese, e dunque di patologie meno evidenti. Si tratta dunque, nella sua visione, di allargare questa sfera di libertà, coniugandola con l’emancipazione economica per disegnare un percorso di liberazione che sia davvero globale - individuale e collettivo a un tempo.

L’ostacolo che sì pone su questo cammino è l’istituto familiare. Contro di esso la polemica di Releh è durissima:
“La famiglia costituisce l’apparato educativo per il quale deve passare, quasi senza eccezione, ogni membro della società borghese (quindi anche la classe operaia, n.d.r.), fin dal suo primo respiro. Influenza il bambino in direzione di una mentalità borghese, non solo come istituzione di tipo borghese, ma anche - e io vedremo tra breve - in forza della sua stessa struttura; fa da intermediario tra la struttura economica della società borghese e la sua sovrastruttura ideologica; è pregna di atmosfera borghese che, per forza di cose, si imprime indelebilmente in ciascuno dei suoi membri.”

Il ripetuto impiego dell’aggettivo “borghese” non ha in Reich un significato solo politico, ma anche e soprattutto storico. In una delle sue opere più brillanti (L’irruzione della morale sessuale coercitiva) egli si era sforzato, sulla scorta di Malinowski, di individuare antropologicamente il momento in cui il modello familiare repressivo si era imposto, e di studiare modelli di famiglia privi di quel connotato, e dunque non ostili alla felicità sessuale dei suoi componenti.. La polemica non è quindi rivolta contro il concetto generale di “famiglia”, ma contro la sua espressione storica in epoca capitalistica, allorché si assiste alla distruzione della piccola economia familiare di matrice contadina.

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Un Commento a “Wilhelm Reich: la rivoluzione sessuale (Valerio Evangelisti)”

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